lunedì 28 luglio 2014

Recensione: L'incantevole Creamy

L'INCANTEVOLE CREAMY
Titolo originale: Maho no Tenshi Creamy Mami
Regia: Osamu Kobayashi
Soggetto: Kazunori Ito
Sceneggiatura: Kazunori Ito, Hiroshi Konichikawa, Hiroshi Toda,  Keiko Maruo, Mitsuru Shimada, Shigeru Yanagawa, Shusuke Kaneko, Tokio Tsuchiya, Tomoko Kawasaki
Character Design: Akemi Takada
Musiche: Koji Magaino
Studio: Studio Pierrot
Formato: serie televisiva di 52 episodi (durata ep. 23 min. circa)
Anni di trasmissione: 1983 - 1984
Disponibilità: edizione italiana in DVD a cura di Yamato Video


La piccola Yuu Morisawa, figlia dei gestori della crêperie Creamy crêpe, ha una cotta per l'amico Toshio Otomo, che, pur affezionato a lei, la vede come semplice amica d'infanzia. Avrà modo di rifarsi quando incontrerà il folletto spaziale Pino Pino, in viaggio sulla Terra, che per ringraziarla di averlo aiutato a ritrovare un medaglione a forma di portacipria, la Feather Star, glielo presta, dicendole che tornerà dopo un anno a riprenderselo. L'oggetto è fatato e le permette, previa recita di una formula magica, di trasformarsi in un'avvenente ragazza e possedere poteri magici.  Abituata con esso a prendere regolarmente le sembianze adolescenziali della bella Mami, Yuu si lega successivamente alla casa discografica Parthenon Production, divenendo presto un'affermata idol, Creamy Mami, di cui Toshio si innamora. La ragazza avrà il suo daffare nel conquistarlo cercando di distoglierlo dalle sue mire per la sé stessa adulta...

Creamy Mamy, l'angelo della magia
(in Italia, L'incantevole Creamy) è, come Lamù la ragazza dello spazio (1981), una di quelle lunghe serie televisive anni '80 che furoreggiavano nella loro epoca ma che, viste oggi da un pubblico moderno, dimostrano inevitabilmente ingenuità e tempi troppo lenti per chi è abituato a serie più brevi e che procedono più spedite. Gli anni passati, tuttavia, non sembrano comunque intaccare più di tanto la popolarità di queste produzioni, ancora capaci, in Giappone e in diversi altri Paesi, di farsi ricordare con grande nostalgia nei vari anniversari celebrativi, e a ragione visto che entrambe le serie citate non hanno perso un'unghia del loro originale carisma che le rendeva così irresistibili. Accomunato alla lunga serie TV dell'aliena dal bikini tigrato dallo studio animato, dalla illustratrice/character designer e dallo sceneggiatore principale, Creamy, nato come risposta al successo di Magical Princess Minky Momo (1982, in Italia Il magico mondo di Gigi) di Production Reed1, è un'opera che, nonostante il buonismo e il target infantile, ha dalla sua una personalità che moltissime produzioni odierne possono solo sognare, oltre alla non trascurabile importanza storica di aver rappresentato davvero al top un genere, o meglio un sotto-genere, che sarà tra i più prolifici e seguiti nell'immaginario nipponico degli anni '80.

Nonostante le serie majokko (letteralmente "streghette") nascano ufficialmente con i vari Sally la maga (1966), The Secret of Akko-chan (1969, in Italia Lo specchio magico), Marvelous Melmo (1971, I bon bon magici di Lilly), Megu the Little Witch (1974, Bia - La sfida della magia), etc., nella realtà dei fatti è con Creamy che viene identificato - pur erroneamente - il capostipite, riconducendone i tratti alla protagonista bambina, alla sua trasformazione in adolescente grazie a un gadget fornitole da un amico magico, agli aiutanti sempre fatati, spesso maschio e femmina (in questo caso i gattini parlanti Poji e Nega), che l'accompagnano lungo l'arco di tempo in cui dispone di tali poteri e all'estetica colorata e pastellosa. Soprattutto, è identificato con il majokko lo stesso studio d'animazione Pierrot, che con Creamy e i suoi successivi eredi-cloni (Magical Fairy Pelsha, Magical Star Magical Emi, Magical Idol Pastel Yumi, Fashion Lala e Fancy Lala) ne diventa di fatto l'esponente più famoso per tutti gli anni Ottanta dello scorso secolo, periodo di massimo splendore delle sue eroine, prima che Sailor Moon (1992) di Toei Animation lo evolva rendendo protagoniste non più innocenti bambine ma ragazze già cresciute e dal fisico avvenente. Di sicuro, Creamy è il titolo più significativo e celebrato in assoluto del genere, facendo, col suo successo e popolarità (share medio del 15%2), da apripista alle altre eroine Pierrot (che non vale la pena analizzare in ulteriore merito nonostante non siano tutte da buttare, come Pelsha del 1984 e soprattutto Magical Emi dell'anno seguente, conosciute in Italia rispettivamente come Evelyn e la magia di un sogno d'amore e Magica, magica Emi).


Chiaramente, da una simile opera è del tutto fuori luogo aspettarsi una forte trama di sottofondo, gag apprezzabili dagli adulti o anche solo umorismo a sfondo sessuale o demenziale come quello di Lamù (nonostante lo staff in comune): Creamy è giustamente dedicato - come da età della protagonista undicenne - alle bambine di età scolare, che possono facilmente identificarsi nella piccola, tenera e vivace Yuu alla scoperta del mondo intorno a lei, che conosce e ripudia i lati meno nobili dell'essere umano (invidie, ipocrisia, falsità, etc.) incarnati dai personaggi che le girano intorno, sogna a occhi aperti su cosa farà da grande e vive le prime cottarelle sentimentali. Il target primario è sicuramente quello, il tono delle vicende è spesso ovviamente molto infantile (così come i buffi e simpatici comprimari, ovvero il grasso Midori Kisaragi innamorato di Yuu, l'esilarante il presidente della casa discografica Shingo Tachibana che finisce sempre con l'essere preso a schiaffi dalla rivale di Mami, Megumi Hayase, e il patetico manager Hayato Kidokoro), e le finalità educative dell'opera sono palesi, con quasi ogni episodio che mostra la protagonista al centro di una vicenda che la porterà poi a maturare in meglio e ad apprezzare la vita - il tutto a formare un percorso di formazione che sia istruttivo anche per le giovanissime spettatrici. Lo spettatore over-20 potrebbe facilmente liquidare Creamy in malo modo, ma farlo sarebbe alquanto irrispettoso visto l'amore, vistoso e commovente, riversato dallo staff nella sua creatura, che rende pressoché impossibile parlarne male senza sentirsi in colpa.

Creamy è ideato e interamente scritto da Kazunori Ito, futuro sceneggiatore di fiducia di Mamoru Oshii in Patlabor 2: The Movie (1993) e Ghost in the Shell (1995), e i personaggi sono disegnati, in modo più che memorabile, dalla bravissima Akemi Takada. Come in Lamù, anche in Creamy il sodalizio artistico continua a dare i suoi frutti. Le storie quotidiane di Yuu saranno anche semplici e dalle atmosfere tenere e giocose, ma al di là di tutto sono spesso ben scritte e divertenti grazie al soddisfacente impiego del cast. Talvolta gli sceneggiatori riescono anche a scrivere episodi che, per cura dialogica, genuine reazioni psicologiche e azzeccato disegno dei personaggi, riescono non solo a trasmettere una morale particolarmente sentita, ma si rivelano anche piccole gemme d'autore (un episodio su tutti è il 48, quello, commovente, dell'appuntamento tra Yuu e Midori). Oltre ad avventure formative, equivoci amorosi e scambi di persona, non mancano neanche quelle vicende dagli elementi puramente fantastici (dimensioni parallele, varchi dimensionali da cui escono mostri preistorici, bambini dotati di poteri psichici, doppelgänger, extraterrestri, etc.), che ben testimoniano i trascorsi uruseyatsuriani degli autori. Non bastasse la bontà dello script, anche la confezione del titolo viaggia su livelli altissimi, tanto da permettere tranquillamente di godersi l'opera giusto per  questo.

Non ci sono infatti parole per esprimere l'arte profusa dal tocco grafico della Takada adattato dai bravissimi direttori dell'animazione, che come in tutti i suoi lavori rapisce il cuore con disegni di una dolcezza infinita, dove poche linee delineano volti così espressivi, graziati e armoniosi da regalare un senso di meraviglia d'altri tempi, impossibile da ritrovare in produzioni attuali dove lo stile grafico è sempre standardizzato. L'indimenticabile chara design è poi fatto risaltare da una magica colorazione a pastello, che fa la sua parte nel favorire l'immersione nelle atmosfere dolcemente infantili della storia. Il risultato grafico è delizioso, al punto che non è da sottovalutare come l'opera si presti a essere apprezzata anche solo per la sua cura visiva felicemente rappresentativa di quegli anni, l'apice dell'animazione "vecchio stile" dove disegnatori e animatori erano al top della forma e la cui fama simboleggiava, con con le dovute proporzioni, l'equivalente nipponico dello Star System hollywoodiano. Non è proprio un caso che Creamy trovi una tale attraenza estetica, dato che la produzione nasce con anche le poco nobili mire di sollecitare i pruriti otaku legati al Complesso di Lolita ("Lolicon" in giapponese), dal momento che la società nipponica ha sempre idealizzato l'idea della bella ragazza dagli atteggiamenti ingenui e infantili e dal volto candido (esempio lampante le idol)3. Mami, col suo corpo acerbo, la vocetta maliziosa, la minigonna e le movenze conturbanti ha stimolato le fantasie di parecchi universitari, i principali acquirenti del merchandising allegato4. Allontanandoci da questioni consumistiche abbastanza torbide, va anche ricordato come Creamy vada adorato, amato e idolatrato per la sua colonna sonora, essendo tra le primissime, pionieristiche opere animate a presentare una collaborazione di assoluto rilievo col mondo del j-pop. Creamy non nasce solo come anime-clone di Minky Momo, non solo come supporto al manga omonimo pubblicato in contemporanea e scritto dalla stesso Ito (e la cosa ovviamente è reciproca, il fumetto è sorta di "antipasto" dell'anime), ma anche come pretesto per lanciare la carriera della debuttante idol che presta voce e l'ugola a Yuu/Mami, Takako Ohta5, che con il cartone animato parte proprio da zero diventando con esso famosa e redditizia alla propria casa discografica (per questo si può tranquillmente parlare di Creamy come di uno dei primi esperimenti di media-mix, ossia di un'opera impostata fin dal principio per vendere in contemporanea in più mercati diversi). Il suo contributo è dato da canzoni irresistibili che ci si ritrova quasi subito a fischiettare, partendo dall'indimenticabile, scoppiettante apertura di Delicate ni Sukishite per arrivare alle ending (la dance di Love Sarigenaku) e alle varie insert song, per un accompagnamento musicale di così alto livello che ci si ritrova spesso a desiderare che, in ogni episodio, l'immancabile esibizione dell'eroina avvenga il prima possibile e contempli nuove canzoni. Non per nulla, questa formula musicale si ritroverà spesso nelle altre serie successive di Studio Pierrot.


L'idea di produrre 52 episodi, in modo da coprire un anno di trasmissione esattamente come il tempo a disposizione di Yuu per i suoi poteri, è il colpo di genio finale per una serie che, infantile quanto si vuole, viveva, vive e continua a vivere di una forza espressiva, unita a tecnica portentosa, che le fa perdonare tutto. Il voto finale sarà forse considerato un po' troppo elevato da chi è incapace di calarsi nel target ideale dell'opera, ma questi sono solo problemi suoi: Creamy si pone come visione imprescindibile e storica per tutti, facendosi adorare dai bambini e apprezzare - soprattutto artisticamente - dagli adulti. Da vedere unicamente in lingua originale e sottotitoli fedeli (rimediabili nei DVD Yamato Video), sia per sfuggire ai consueti stupri dello storico doppiaggio italiano Mediaset (tra le tante cose, si possono citare gli immancabili cambi di nomi, la protagonista chiamata Creamy invece di Mami e i vari dialoghi inventati), sia per non rodersi il fegato sentendo Cristina D'Avena reinterpretare i brani musicali originali in italiano.

Voto: 8 su 10

SEQUEL
L'incantevole Creamy: Il ritorno di Creamy (1984; special TV)
L'incantevole Creamy: Il lungo addio (1985; special TV)


FONTI
1 Francesco Prandoni, "Anime al cinema", Yamato Video, 1999, pag. 120
2 Come sopra
3 Come sopra
4 Come sopra
5 Jean-Marie Bouissou, "Il manga", Tunuè, 2011, pag. 83

21 commenti:

Babol ha detto...

Ne ho un ricordo inevitabilmente nostalgico (ma anche inquietante in un paio di puntate), legato agli anni della mia infanzia, e sono anni che spero che qualcuno editi il manga (di cui ricordo qualche sparuto episodio colorato sul Corriere dei Piccoli).
Come ho detto sul mio post dedicato a Madoka Magica, in quegli anni le maghette erano lo specchio del passaggio dall'infanzia all'adolescenza e vivevano davvero esperienze in grado di farle maturare con allegria mentre oggi si limitano a combattere nemici con abiti sgargianti, come le Sailor.
Rimanendo su Creamy, un plauso lo meriterebbe l'adattamento italiano, che all'epoca italianizzava i nomi con furbizia (Duenote o Pentagramma sono geniali!) e non appiattendoli come ora (Rossana, Heric, solo per fare un esempio!)

Gundamaniaco ha detto...

"Da vedere unicamente in lingua originale e sottotitoli fedeli per sfuggire ai consueti stupri dello storico doppiaggio italiano Mediaset (tra le tante cose, si possono citare gli immancabili cambi di nomi, la protagonista chiamata Creamy invece di Mami e i vari dialoghi inventati), questi ultimi rimediabili nei dvd italiani editi da Yamato Video."



Jacopo ma secondo te....quanta gente si guarderà mai Creamy EVITANDO il doppiaggio storico??
La gente oramai alle voci italiane si è affezionata, e la serie non offre questi argomenti tanto profondi da rendere chisa quanto più interessante la visione in lingua originale. Obiettivamente.

Se poi ti devo dire il mio parere personale, questa guerra assoluta ai DS, come se rappresentassero tutti indistintamente UNO SCEMPIO, ormai è anacronistica quanto gli stessi e ha un po' stancato.
Spesso, quando c'è la possibilità di visionarli, capita di notare che i dialoghi italiano non travisino cosi tanto il significato originale delle frasi. Spesso, non dico sempre.

Jacopo Mistè ha detto...

A me interessa guardare la serie come voluta in origine, senza aggiunte o modifiche a posteriori. Tutto qui. Se mi è possible farlo (o con edizioni in dvd comprensive di sub fedeli, o con fansub), saranno loro la prima scelta. Sennò, mi adatto a guardarle in italiano, trovando talvolta una soddisfazione (Daimos, Baldios), talvolta orrore (Voltes, Danguard).

Per me gli anime non sono solo "cartoni animati", ma rivestono il corrispettivo occidentale dei film (o film seriali, quindi telefilm), sono rivolti a qualsiasi età e di qualsiasi genere. In soldoni, arte. In altre parole: non accetto invenzioni da parte di doppiatori o direttori del doppiaggio, anche se nell'ottica di serie rivolte prevalentemente ai bambini. Questione di rispetto verso autori e pubblico.

Stesso discorso ovviamente lo rivolgo anche ai film, che guardo ormai solo in lingua originale.

Mi spiace che con le rece sempre più approfondite che scrivo, ancora si commenti un paragrafo minuscolo e insignificante come quello del doppiaggio italiano, la cosa davvero meno importante che c'è in questo sito che vorebbe essere di informazioni e "cultura". :(

Jacopo Mistè ha detto...

PS al messaggio precedente.

Sai (e si sa) che qui si analizza ogni serie nella sua sola e unica appartenenza giapponese, con i giusti dialoghi e senza alterazioni di sorta da parte di doppiatori italiani. Per questo preferirei che te ne facessi una ragione andando oltre, sai come la penso e so come la pensi tu, io ho fatto la mia scelta. ;)

Marco Grande Arbitro Giorgio ha detto...

Chi se lo scorda!
Penso che sia uno dei pochi Anime di Bim Bum Bam dove abbia visto il finale.

Maurizio ha detto...

mi permetto di intrufolarmi nel dibattito doppiaggio storico vs versione originale sottotitolata: certamente tutti noi siamo legati alle voci che ci hanno fatto amare i personaggi (personalmente anche se completamente inventato trovo fantastico il doppiaggio de I cavalieri dello zodiaco) ma purtroppo è innegabile che molte serie dell'epoca hanno così perso l'idea originale dell'opera (inaccettabile), un esempio su tutti Daitarn3 che ho (ri)scoperto proprio grazie a queste recensioni...scusate se ho divagato dal tema Creamy Mami ma come dice 'Il Mistè' un'opera va giudicata per come è stata pensata e non per quello che altri l'hanno fatta diventare

Davide Di Giorgio ha detto...

La questione è complessa: da un lato c'è una fazione per cui i doppiaggi dell'epoca erano totalmente inventati con gli attori che andavano in sala e improvvisavano. Questi signori hanno torto e basta confrontare i sottotitoli fedeli quando li fanno per rendersi conto della verità.
Dall'altra però c'è la tendenza a sottovalutare il fatto che fossero lavorazioni fatte in fretta (perché affidate a piccole società in un mercato esploso all'improvviso e pieno di serie da coprire) con una lingua con cui non si aveva dimestichezza, dove spesso concetti più o meno importanti potevano sfuggire, in una casistica così ampia è fisiologico - quando non c'erano scelte precise di ammorbidire i testi, vedi Lady Oscar, che pure ha un doppiaggio superbo.
Bisogna considerare che anche i grossi film, che erano lavorati da grosse società con tempi "importanti", presentano, alla prova del tempo e delle nuove traduzioni, delle sviste mica da poco (il celebre "Giochiamo a fare la guerra" de "I guerrieri della notte", ad esempio è "Venite fuori a giocare", per non dire del finale del "Pianeta delle scimmie", dove lo spiegone finale di Charlton Heston sulle esplosioni atomiche è un'invenzione del doppiaggio italiano, in originale dice poche frasi).
Alla fine se c'è la possibilità di confrontare le edizioni è meglio, la linea intrapresa da alcuni editori dei sottotitoli fedeli mi sembra quella più giusta, così si acquista un prodotto e si ha la possibilità di fruirlo in tutti i modi possibili.
Poi, per carità, capisco che per molti vedere un anime d'epoca significa esclusivamente foraggiare la nostalgia e fare un tuffo nell'infanzia, e quindi la questione dei possibili errori di doppiaggio non interessa. Sono pubblici diversi con esigenze diverse. Per questo la questione è complessa.

Jacopo Mistè ha detto...

Sono d'accordo con te in tutto, a parte che sulla divisione tra "fazioni". Se parli in generale capisco (i cosidetti "girellari vs puristi"), ma se riferito a me, francamente preferisco non schierarmi, non mi interessa fare la guerra a nessuno.

Mi sembra pura logica che per analizzare un'opera bisogna guardarla come originariamente concepita, quasi lapalissiano. Per questo non posso che guardare un qualsiasi anime subbato, o da fan o da sottotitoli ufficiali fedeli.

Le ragioni nostalogiche posso capirle, tanto che non mi arreca nessun disturbo il doppiaggio "vintage" in una serie raccolta in dvd, però mi sembra indispensabile, in una qualsiasi edizione ufficiale, permettere anche a un pubblico NON nostalgico di apprezzare l'opera originale, quantomeno con l'ausilio di sottotitoli fedeli (non dico ridoppiaggio, ma almeno i sub!).

Davide Di Giorgio ha detto...

Ovviamente era un discorso generale, riferito al fandom degli anime.

Gundamaniaco ha detto...

Approfondiamo l'argomento a questo punto.
E ne approfitto per salutare Davide con cui non mi sento da un po' di tempo.
Il discorso di principio che ponete, dando la priorità alle opere generali, andrebbe applicato a QUALSIASI audiovisivo. E secondo me in alcune produzioni la localizzazione differente, dato che non esiste una lingua universale, non può che diventare giocoforza un VALORE AGGIUNTO per l'utente finale che fruisce dell'opera.
Dato questo aspetto fondamentale, e dato il fatto che Creamy Mami è comunque rivolto ad un target di bambini/adolescenti, trovo difficile per un adulto, a livello di puro "interesse culturale", seguire tale serie esclusivamente in lingua originale e con i sottotitoli se prima non la si ha conosciuta e amata precedentemente con il suo doppiaggio italiano.
Bisogna pesare TUTTI gli aspetti della serie in questione:
1) Target a cui è rivolta la serie
2) localizzazione originale
3) localizzazione italiana

...e PESARE il tutto.

Talvolta ritengo, quando possibile, più "sopportabile" seguire certe serie vintage con il doppiaggio storico nostrano ma con i sottotitoli fedeli all'originale.
Seguire in lingua originale 50 episodi di Creamy o di buona parte degli anime 70/80, la vedo molto dura da parte di un adulto 30/40 enne medio di oggi, cresciuto a pane e cartoni animati giapponesi si, ma è pur sempre un adulto.
In conclusione: la nostalgia è essenziale per seguire ancora certi anime vintage secondo me.
Ho detto CERTI. Come Creamy.
Perchè ad esempio se parliamo di Gundam il discorso cambia.

Anonimo ha detto...

sono l'anonimo-senza-nick

Gundamaniaco ha scritto:
> _La gente_ oramai alle voci
> italiane si è affezionata

Maurizio ha scritto:
> _certamente tutti noi_ siamo legati
> alle voci che ci hanno fatto
> amare

"la gente"? "certamente"? "tutti"? "noi"?

sinceramente piu' passa il tempo e piu' mi convinco che questa nostalgia non sia altro che un atto di egoismo.

dato che e' un "mio" ricordo (ognuno non può che parlare per se stesso) ALLORA dev'esserlo di tutti.
dato che A ME piace la versione sbagliata, allora deve piacere a tutti!?

quanto egoismo!

non esistono fazioni. esiste chi vuole l'errore e chi non lo vuole.

cmq la fedelta' all'originale non e' mai stata la linea guida nella tradizione del doppiaggio italiano. parlo in generale.
ed e' un peccato, dato che abbiamo un vasto parco voci e attori qualificati e di alto livello.

Jacopo Mistè ha detto...

Ovviamente rispetto il tuo pensiero Gundamaniaco, anche per la cortesia con cui l'hai espresso.
Però, semplicemente, non la penso come te. Per me il rispetto nella traduzione dovrebbe essere universale, e valere per qualsiasi media (anche film ovviamente, come dici anche tu).

Una traduzione letterale non potrà mai esistere (ci riesce giusto Gualtiero Cannarsi), ma che comunque adatti in modo fedele il senso delle frasi e dei dialoghi, quello sì, me lo aspetto. Anche se l'opera è estremamente vintage.

Faccio un esempio qualsiasi: io finito recentemente di vedermi Mazinger Z, che malauguratamente non mi è piaciuto per i motivi che saranno spiegati nella rece (ma sono abbastanza prevedibili). Ecco, io penso che probabilmente il mio giudizio sulla serie non sarebbe cambiato con un doppiaggio più fedele, ma SICURAMENTE mi sarei annoiato di meno. MZ è una serie estremamente infantile quanto Creamy, ma per me (sottolineo l'imho) è stato doppiamente pesante guardarlo con dialoghi quasi tutti inventati, che spesso e volentieri non c'entrano nulla con quello che si vede su schermo. A quel punto ho abbassato ulteriormente la mia soglia di attenzione trovandolo ancora più pesante di quello che è.

PS Scusate del ritardo alla pubblicazione dei post, sono tornato oggi da Monaco.

Maurizio ha detto...

scusa anonimo senza link vorrei chiederti perchè estrapoli la frase dal contesto? se vai avanti a leggere c'è anche un MA...la mia era solo una premessa!!! scusa se ho scritto tutti e tu non sei tra questi, non volevo offendere nessuno nè tantomeno essere la voce della verità

Davide Di Giorgio ha detto...

Gundamaniaco (ricambio i saluti), capisco cosa vuoi dire, ma francamente siamo nel XXI secolo, la presunta pesantezza della fruizione in lingua originale con i sottotitoli non è più un alibi, visto che è praticata non solo in tutto il mondo ma anche presso un pubblico ormai sempre più generalista grazie ai fansub o ai cinema che programmano i film in questo modo (in Italia purtroppo solo nelle grandi città).

Naturalmente qui si indica un criterio generale, poi bisognerebbe analizzare caso per caso.

Ad esempio, su Mazinga Z sono in disaccordo totale con Jacopo: ho avuto modo di confrontare le puntate con i sottotitoli inglesi e i dialoghi sono davvero molto fedeli, cambiano giusto alcuni nomi, altro che frasi inventate :-D Inoltre il doppiaggio italiano è mediamente più maturo nelle caratterizzazioni, quello giapponese infantilizza parecchio, soprattutto nelle scene comiche. Aggiungo inoltre che il fansub italiano delle puntate inedite, quello sì, presenta intere porzioni inventate e rende difficile seguire tutti i passaggi, è un vero peccato. Spero che Yamato riesca a editarlo in DVD e a fare una nuova traduzione dei sottotitoli per rendere giustizia alla serie.

Del lavoro di Gualtiero Cannarsi non posso che pensare male: sicuramente è molto attento e scrupoloso, ma le forme contorte dei suoi dialoghi rendono le opere Ghibli pesanti da fruire, a Venezia ho dovuto seguire "Si alza il vento" con i sottotitoli inglesi perché quelli italiani fatti da lui erano incomprensibili. Sia lodato il cielo che quello non è lo standard dei doppiaggi italiani di oggi.

Jacopo Mistè ha detto...

"Ad esempio, su Mazinga Z sono in disaccordo totale con Jacopo: ho avuto modo di confrontare le puntate con i sottotitoli inglesi e i dialoghi sono davvero molto fedeli, cambiano giusto alcuni nomi, altro che frasi inventate :-D"

Qui non è questione di opinioni, la traduzione o è fatta bene o no. Purtroppo non riesco a formulare esempi, ma rammento che moltissime volte durante la visione mi sono stupito di dialoghi che non c'entravano nulla con le immagini che si vedevano su schermo, mi sembrava spesso inventato di sana pianta. Anche Federico Colpi disse, ai tempi di d/visual, che MZ nessitava assolutamente di un ridoppiaggio, al contrario di Great Mazinger che invece lo aveva dignitoso (e qui, nonostante le antipatie che immagino coviate per lui, penso si possa ritenere onestà intellettuale quello che traspare da questa frase).

Jacopo Mistè ha detto...

PS Concordo invece che le puntate sottotitolate di MZ sono un'offesa all'intelligenza, mi stupisce che ci sia un "Genio" che ha speso tempo a inventare di sana pianta TUTTO guardando le immagini della serie, e e a imprimerlo su schermo spendendo ore e ore di lavoro.
Quei 40 e passa ep li ho visti tutti in giapponese senza manco sub.

Anonimo ha detto...

sono l'anonimo-senza-nick

rispondo a Maurizio:

ho voluto solo far notare come spesso si tenda a considerare le proprie opinioni o le proprie sensazioni come le opinioni e sensazione di tutti.
quanto egoTismo.

"dato che per me e' (stato) cosi' allora lo e' per molti/tutti/la maggioranza".

ma quando mai? ^^
indagini statistiche buone al bar.....

Davide Di Giorgio ha scritto:

> ma francamente siamo nel XXI
> secolo, la presunta pesantezza > della fruizione in lingua
> originale con i sottotitoli non > è più un alibi

potremmo essere anche nel XXII secolo ma non cambierebbe nulla.
le opere audivisive sono fatte per essere viste e non per essere lette a video, questo e' un dato di fatto. un altro dato di fatto e' che leggere i sottotitoli distoglie dalla visione.
ci si puo abituare, certo, ma e' cmq una soluzione di fortuna.

il modo migliore rimane un doppiaggio giusto (in seguito si potra' anche vedere in originale).

> visto che è praticata non solo
> in tutto il mondo

in due secondi due puoi andare sulla pagina di wikipedia alla voce doppiaggio. ci troverai una mappa dei paesi europei che usufruiscono di doppiaggio per tutto. oltre all'italia ci sono francia, germania, spagna, oltre a svizzera, austria, ungheria ecc.
i paesi di lingua inglese non fanno testo, per ovvie ragioni.

> ma anche
> presso un pubblico ormai sempre
> più generalista grazie ai
> fansub o ai cinema che
> programmano i film in questo
> modo

il fansub e' nicchia della nicchia, altro che generalista!
i cinema che proiettano in lingua originale sono sale da cineforum in cui ci va un pugno di persone.

tanto per precisare che le cose non sono proprio come dice
Davide Di Giorgio

Davide Di Giorgio ha detto...

Ma infatti non è questione di opinioni, non hai letto: io ho CONFRONTATO i dialoghi e la concordanza è oggettiva.

Jacopo Mistè ha detto...

Ma dove avresti trovato i sottotitoli inglesi per confrontarli? Di Mazinger Z sono stati subbati in inglese giusto cinque episodi, un po' poco per dire con sicurezza che tutta la serie in italiano è stata adattata bene.

Se ti riferisci ai sub pirata nei dvd Hong Kong, bisogna dire che si tratta di traduzioni letterali fatti con programmi tipo babelfish, prive di adattamento: la concordanza dell'italiano col loro significato letterale ci può stare, ma contano tantissimo le frasi usate (infatti io dico che in italiani ci sono un casino di invenzioni assenti in originale).

Sam ha detto...

Riguardo alle traduzioni, non so se Creamy sia stato così pieno di "frasi inventate" come lo sono tanti anime MS.
Lo dico perché primo, fu doppiato in unperiodo in cui la Manera era molto meno severa nella censura, sia audio che video: basti pensare a certe scene, con Toshio che prende in giro YU perché piatta o quando le fa lo sgambetto per vederele le pantsu.
Per dire, ho confrontato il doppiaggios torico de "il lungo addio" con il ridoppiaggio Yamato e nomi a parte e canzoni italiane, sono quasi identici.
Se tanto mi da tanto....

"Anche Federico Colpi disse, ai tempi di d/visual, che MZ nessitava assolutamente di un ridoppiaggio, al contrario di Great Mazinger che invece lo aveva dignitoso (e qui, nonostante le antipatie che immagino coviate per lui, penso si possa ritenere onestà intellettuale quello che traspare da questa frase)."

Mah, io e alcuni amici abbiamo confrontato l'audio del Grande Maz con i sub fedeli dei dvd Yamato, e molti episodi sono fedeli all' 80% , stima ad occhio) altri decisamente inventati.
Ma anche il Goldrake d/v ha le sue belle invenzioni e se confronti i doppiaggi vecchi/nuovo li troverai moolto più simili di quanto credi.
Spesso questo denigrare i DS "pieni di invenzioni" è stata la strategia terroristica di alcune persone, che non potendo comprarli, li hanno sputtananti più del dovuto per convincere che i loro ridoppiaggi erano meglio ( quando invece sono pieni di boiate pure i loro, confronta il parlato di Mazinkaiser coi sub fedeli dei dvd d/v e fatti due risate).

Jacopo Mistè ha detto...

Beh, Mazinger Z comuque l'ho visto col doppiaggio italiano storico e l'ho trovato pessimo sotto ogni punto di vista, si capiva subito che era quasi tutto inventato (altro anime eclatante che ricordo era Danguard).
Creamy mi basta sapere che PURE Yamato Video ha sentito il bisogno di fornire sottotitoli fedeli (cosa che non fa praticamente mai), e questo mi basta. :D

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