lunedì 5 dicembre 2016

Recensione: Sailor Moon

SAILOR MOON
Titolo originale: Bishoujo Senshi Sailor Moon
Regia: Junichi Sato
Soggetto: Naoko Takeuchi
Sceneggiatura: Katsuyuki Sumisawa, Megumi Sugihara, Shigeru Yanagawa, Sukehiro Tomita
Character Design: Kazuko Tadano
Musiche: Takanori Arisawa
Studio: Toei Animation
Formato: serie televisiva di 46 episodi (durata ep. 24 min. circa)
Anni di trasmissione: 1992 - 1993
Disponibilità: edizione italiana in DVD a cura di Dynit


Penso che "superficialità" sia l'unico termine che descriva in modo sincero il valore di un po' tutte le serie animate del brand Sailor Moon. "Qualità", d'altro canto, fa rima con "popolarità" ma non ne è sempre un sinonimo: le cinque serie Toei Animation degli anni '90, le più famose del marchio, sono quasi tutte di valore men che mediocre, tutt'al più decente, ma nonostante questo i loro 200 episodi complessivi saranno, oggettivamente e senza ombra di dubbio,  fra i più popolari al mondo di ogni era, allo stesso livello dei 291 di Dragon Ball Z (1989) e dei 26 di Neon Genesis Evangelion (1995). Non è sbagliato dire che col loro successone mondiale si siano poste, insieme ai titoli sopracitati, quali espressioni cult, significative e fondamentali, della cultura giapponese di fine millennio (basti pensare come hanno sdoganato il chara design anni '90, quello degli occhi giganti, dei menti appuntiti, dei colori sgargianti e degli enormi goccioloni usati per risaltare gli stati d'animo, idee grafiche già ampiamente esistenti prima ma solo così diventate mainstream in tutto il globo). Tanto di cappello ai diabolici geni del marketing di quest'operazione pianificata a tavolino in appena un anno di progettazione, riusciti nell'impresa di far prendere dannatamente sul serio, a milioni di spettatori esteri (in Giappone lo share della prima serie viaggia invece su livelli risibili, del 10% in una fascia di programmazione che dovrebbe mirare a molto di più, riscattato, come vedremo, dalle vendite pazzesche di merchandising1), una storia d'azione low budget ripetitiva, basata sugli immobilistici rituali tokusatsu riesumati dagli anni '70, inizialmente prevista, con umilità, di sole 25/26 puntate2, retta su una protagonista petulante, ignorante e antipatica e che parla di eroine vestite alla marina (tipica uniforme delle scuole medie) che combattono mostri demenziali aiutate da un affascinante ragazzo mascherato e abbigliato da pinguino, con smoking e tuba (!), che non fa niente e non serve a niente. Sono riusciti addirittura a spacciare come rivoluzionaria e mai vista prima una storia avventurosa con il team di protagonisti interamente al femminile, quando già c'erano stati prima gli OVA disegnati da Kenichi Sonoda (Gall Force - Eternal Story e Bubblegum Crisis, rispettivamente del 1986 e 1987) e il manga Silent Möbius (1988) di Kia Asamiya. In verità l'unico primato concreto di Sailor Moon è di avere applicato questa caratteristica al genere majokko di cui fa parte, quello "delle maghette", fondendolo col sentai mono (i telefilm supereroistici) e rendendolo "al femminile" (e femminista): ora le ragazze sono un po' più cresciute e sensuali, cinque e non più una, forti e ardimentose e i loro poteri magici, sempre conferitigli da creature soprannaturali (più o meno) che fungono loro da mentore, sono principalmente offensivi e servono a difendere la Terra dal malvagio conquistatore di turno e dai suoi infiniti sgherri. Nulla da aggiungere, se non che saranno i "successori" di Sailor Moon e in anni di molto successivi (i vari My-Hime, Magical Girl Lyrical Nanoha, Puella Magi Madoka Magica, etc.) a trovare i risultati migliori in questa variante "action", sfruttando molto meglio le sue potenzialità appena accennate dai svogliati sceneggiatori Toei. Tuttavia, in un modo o nell'altro sarà sempre il solo Sailor Moon quello di cui si ricordano e si ricorderanno tutti: è il trionfo di un approccio di marketing, il media-mix, che raggiungerà il successo stellare proprio con questa saga (nonostante non sia nato con essa) e che, pur venendo dopo questa utilizzato anche altre volte in altri progetti (come ad esempio con i manga/anime di Magic Knight Rayearth e Utena la ragazza rivoluzionaria), non riuscirà mai più ad eguagliare gli irripetibili fasti di questo fantasmagorico "anno zero".

La saga nasce, in modo del tutto curioso, "collateralmente": precisamente, dalle ceneri di un abortito progetto di remake/aggiornamento animato di una indimenticabile serie TV d'azione al femminile del 1973, Cutie Honey, creata all'epoca dall' enfant terribile Go Nagai. La cosa salta (forse per quello stesso problema di spartizione di diritti fra Toei e Dynamic Planning, riguardo l'uso del personaggio, che colpisce nel 1994 gli OVA di Shin Cutie Honey, ma le mie sono semplici supposizioni), ed è allora i due produttori decidono di risvilupparlo in una storia simile e con quelle idee, affidandole lo sviluppo alla mangaka shoujo Naoko Takeuchi3. Essa realizza quindi come opera "di prova" Codename Sailor V (1991), breve fumetto di soli 2 volumi che riscuote un buon successo presso le ragazze. Il gradino successivo è dunque rappresentato da un memorabile brainstorming della durata di un anno negli ambienti di Kodansha. Yoshio Irie, direttore della rivista shoujo Nakayoshi, coordina un team di marketing manager e la Takeuchi per creare le basi di quello che a questo punto mira a essere un fenomeno di massa. È giunto il momento di orchestrare una versione molto più lunga di Codename Sailor V, più estesa e completa, da realizzare in contemporanea sia come manga che anime, abbinandoli a un imponente, incalcolabile numero di gadget e merchandising vario da far distribuire ovunque da Bandai, per garantire un'esposizione mediatica al pubblico senza limiti4.

Iniziano perciò su Nakayoshi l'illeggibile Pretty Guardian Sailor Moon (personaggi dalla basica caratterizzazione, disegni approssimativi, sfondi inesistenti e un ritmo narrativo così sbrigativo da uccidere ogni pathos), rivolto specificamente alle alunne delle scuole elementari5, in TV la sua controparte animata realizzata da Toei, il cui target sono ragazzine con qualche anno in più che frequentano le scuole medie, ma che non disdegna neanche il pubblico maschile6, in virtù del fatto che protagoniste sono avvenenti ragazze di quell'età dai corpi "misteriosamente" già ben formati ed estremamente sexy. Ancora, con le sue tematiche di reincarnazione, bei tenebrosi, storie d'amore maledette, influssi planetari e qualche placida suggestione shounen-ai, la serie cerca di fare breccia nel cuore anche di un pubblico femminile creciuto. Le storie narrate nei due media, come ben sanno i fan di Sailor Moon, hanno qualche punto in comune (nei personaggi e nella base di partenza), ma per il resto sviluppano la loro trama in modo diverso, anche quest'aspetto facente parte della strategia media-mix (una copia-carbone dell'altro allontanerebbe i lettori o gli spettatori, perciò se si vuole mirare al massimo bisogna convincerli a seguirli entrambi7). Unici, reali fil rouge, come s'è capito, sono la qualità mediocre che li accomuna (ciascuno ha punti di forza che mancano all'altro, ma autonomamente stentano a raggiungere la sufficienza) e la loro popolarità immediatamente gigantesca in madrepatria (prima ancora che all'estero), data da vendite quadruplicate di giocattoli8, diritto di sfruttamento d'immagine venduto a più di 500 prodotti fra l'alimentare e il sanitario9, un'impennata clamorosa di ordini di costumi per il cosplay10, vendite di Nakayoshi che aumentano di un milione di copie11 e un giro di affari che raggiunge i 1.000 miliardi di yen12. Famosa la mossa suicida di Kodansha di cedere la quasi totalità dei diritti di sfruttamento di Sailor Moon alla sola Toei, mangiandosi tutti gli introiti milionari che non immaginava avrebbe mai generato neanche nella più ottimistica delle sue previsioni13.



Soffermandoci in questo contesto a parlare della serie animata diretta da Junichi Sato, possiamo dire che fondali poveri e spesso a tinta unita (il cui onnipresente colore blu/viola copre anche arredamenti ed elementi del paesaggio) sono gli economici e "furbi" scenari da fiaba in cui si aggirano, tra il 1992 e il 1993, la 14enne Usagi Tsukino, svampitissima bionda dai capelli a codini, e Luna, sventurata gatta lunare parlante che ha trasmesso i consueti poteri magici all'indegna protagonista. Loro scopo è recuperare il mistico Cristallo d'Argento Illusorio conteso dal malvagio Dark Kingdom di Queen Beryl che, dopo aver sterminato la popolazione della Luna (da cui provengono ovviamente il felino e i poteri di Usagi), ora si accinge a far sprofondare nelle tenebre anche la Terra, assorbendo l'energia spirituale dei terrestri attraverso trappole e inganni sempre più sofisticati. È la premessa per tonnellate di combattimenti, in 46 episodi in cui la storia avanza a ritmi pachidermici: Usagi e le amiche che si uniranno alle sue fila (altre quattro studentesse delle medie che, come lei, otterranno dai felini poteri legati agli elementi e ai pianeti del sistema solare) affrontano le Yoma, mostruose emissarie dei quattro generalissimi di Queen Beryl, i Shitenno, incaricate di rubare energia spirituale agli umani, fino allo scontro finale, in puntate l'una la fotocopia dell'altra contraddistinte da rigidi schematismi, pochissime variazioni (giusto un singolo power up e l'arrivo di una tipologia di Yoma più potenti) e tremende gag sulla disumanità intellettuale della protagonista principale. Usagi, in effetti, dal punto di vista di un occidentale, è certo tra i peggiori protagonisti di sempre: una vergogna di femmina, piagnona e infantile, che si vanta dei pessimi risultati a scuola e del non studiare mai, urla, piange e si lamenta in ogni puntata con una voce da anatra starnazzante (mi riferisco ovviamente a quella originale), è buonista oltre ogni limite del buon senso (il classico leader che preferirebbe rischiare la distruzione della Terra piuttosto che commettere un'azione crudele) e al contempo è debole e crolla nei momenti risolutivi in cui dovrebbe essere forte, al punto che deve sempre essere aiutata psicologicamente da qualcuno. È vero che si nota nel suo personaggio una timida crescita dall'essere insulso iniziale a quello timidamente più maturo, ma rimane sempre nei limiti dell'inaccettabile per debolezza e patetismo. È imbarazzante pensare che l'autrice Takeuchi ammetta quasi orgogliosa che è praticamente plasmata su di lei14 (!), anche se bisogna ammettere tra i denti che l'archetipo dell'eroe perfetto e inattaccabile, altruista, moralista e anche idealista e privo di alcun cinismo è noto essere particolarmente amato dai giapponesi.

Molto, molto meglio le altre quattro guerriere Sailor, inaspettatamente molto simpatiche, che si prestano perfettamente a numerosi siparietti comici riusciti e divertenti, grazie anche a dialoghi frizzanti e spontanei. Sono ben caratterizzate e dotate di una personalità brillante, adeguatamente sviscerata nei classici episodi specifici di approfondimento (con 46 puntate totali quasi tutte uguali, del resto, tempo per farlo ce n'è per forza). Penso sia un dato di fatto che il punto debole più grosso del manga della Takeuchi sia proprio quello di tralasciare di dare loro il minimo colore trattandole come elementi di tappezzeria - allo stesso modo di come la tara dell'anime è di essere infarcito fino a scoppiare di lungaggini, rispetto al fumetto che procede speditamente fin da subito (anche troppo). A mio parere sarebbe stato meglio fare protagonista, come nei piani davvero iniziali della Takeuchi16, l'eroina della miniserie pilota, Sailor V, ossia Minako Aino, la guerriera Sailor del pianeta Venere, molto più simpatica, bella e anche matura di Usagi. Peccato per il niet di Toei. Pollice alzato anche per gli altri comprimari di seconda fascia (i genitori, i compagni di scuola e le amiche di Usagi, oppure i cari delle altre Sailor): bisogna ammettere che è stato fatto un bel lavoro nel renderli tutti molto solari e gradevoli e di questo ne guadagna molto l'intrattenimento generale, permettendo di sciorinarsi i 46 episodi con un certo brio nonostante l'immobilismo della narrazione.

Tuttavia, il trash e la superficialità sono presenti in dosi troppo massicce: i cattivi da operetta; il ridicolo involontario dato dal "misterioso" (sappiamo chi è già dal primo episodio) Tuxedo Kamen e dalle frasette da serie Z con cui introduce ogni suo arrivo che non serve a niente; i combattimenti quasi sempre inanimati (una carrellata di disegni statici pieni di linee cinetiche); le alleate di Usagi utili in battaglia ogni morte di papa, solo nelle rare puntate di approfondimento a loro dedicate (in caso contrario, praticamente sempre, non fanno altro che fare da bersaglio e prendere colpi finendo subito K.O.), dotate oltretutto di poteri o gadget talvolta patetici (vedere com'è trattata la povera Ami Mizuno); l'accennato buonismo imperante; i confusionari scopi del Dark Kingdom e della misteriosa entità Queen Metaria a cui Queen Beryl fa sempre riferimento; l'altrettanto criptico e mal spiegato senso del Cristallo d'Argento Illusorio (decisamente più approfondito nel manga); gli uterini sentimenti di Usagi nei confronti di Mamoru Chiba che variano da puntata a puntata... Che dire poi delle lunghe, snervanti, celebri e infinite scene di "trasformazione" di Usagi in Sailor Moon? Trattasi di una sequenza animata di quasi un intero minuto riciclata ossessivamente e meticolosamente in ogni puntata, allo stesso modo delle sequenze di agganciamento dei mecha nei robottomono degli anni '70: unica differenza è che nelle serie robotiche dei tempi che furono la cosa avveniva col solo robottone che dava il titolo all'opera, mentre in Sailor Moon può riguardare solo Usagi se si è fortunati, o tutte (!) le sue alleate in casi sfortunati (e se ne vanno via quasi due minuti, anche qualcosa di più).

Perfino a livello di sceneggiatura il giudizio è inclemente: le sole dieci puntate finali mandano avanti una trama che è come se non procedesse mai, e le ultime due sono assurdamente sbrigative. Il problema maggiore per chi scrive è proprio quello di giudicare la serie per quello che è: un cartone animato per bambine impregnato di zucchero e buoni sentimenti, morti drammatiche che si concludono in resurrezioni miracolose (il massimo, insomma!) e immancabili idealizzazioni amorose  e romantiche (inutile dire che la storia si prende molto del suo tempo per raccontare la vita privata delle cinque ragazze, i primi amori etc., insomma i classici pensieri delle ragazzine delle medie a cui l'opera è del resto rivolta), che mostra buoni combattere contro cattivi "cattivissimi" che vogliono, come ai tempi nagaiani, distruggere o conquistare la Terra. I rapporti interpersonali, le reazioni psicologiche e un po' tutto quello che determina per davvero il valore o la sensatezza di un'opera nel tempo sono ridotti al rango di vacua infantilità, per questo non posso non rimanere basito di fronte alla popolarità inesauribile di questa produzione animata, per carità dai disegni colorati e bellini squisitamente Nineties che hanno fatto, come detto, epoca fuori dal Giappone (per quanto essenziali e particolarmente avari di dettagli, almeno in questa prima stagione concepita al risparmio), ma risibile nelle sue pretese di serietà, poesia (l'incrocio del folklore nipponico con il mito greco di Endymion), epicità e romanticismo (addirittura due omosessuali fra i cattivi! Che incredibile maturità!). Per le sue numerose gag, la "facilotta" e vacua trattazione di temi seri e i riempitivi a briglie sciolte, pur nato per compiacere "tutti", Sailor Moon alla fin fine denota benissimo di rivolgersi principalmente a un target molto infantile, ed è particolarmente difficile da accettare, come nel caso di un Mazinger Z (1972) qualsiasi, che chi è cresciuto da piccolo con questi titoli, adorandoli, possa poi pretendere che vengano riconosciuti come artisticamente validi, quando la bellezza di una qualsiasi opera di vero valore si intravede a qualsiasi età e in qualsiasi periodo.


Quali sono, dunque, i reali punti di forza della serie, o quantomeno quelli che la rendono interessante per una visione? A parte l'accennata, ottima caratterizzazione del cast (salvo l'eroina), me ne vengono in mente due. Il primo è la profonda giapponesità di Sailor Moon, andata irrimediabilmente perduta nel doppiaggio italiano della serie e rinvenibile solo con mediante ausilio di sottotitoli fedeli. Ambientato in Giappone, principalmente nel quartiere di lusso (realmente esistente) Azabu-Juban di Tokyo dove vive la protagonista, la serie fin dal primo episodio è culturalmente intrigante per i numerosissimi riferimenti alla vita, ai luoghi, al folklore, agli usi e costumi e alle mode nipponiche del periodo, soprattutto degli anni '90. Pensiamo alla figura leggendaria del coniglio lunare che cucina mochi, a cui fanno riferimento sia la trama stessa sia il cognome e nome dell'eroina (Tsukino Usagi significa appunto "Coniglio della Luna"), a prese in giro e scherzi sull'aspetto fisico basati su accostamenti a piatti giapponesi, alle numerose feste tipiche, alle direttive e regole delle scuole medie, a richiami a spot televisivi degli anni '80, alla citazione di proverbi tipici e giochi di parole, alla fraseologia shintoista in templi, amuleti, miko ed omikuji, ai nomi dei personaggi i cui kanji spesso spiegano perfettamente il loro ruolo nella storia e gli accostamenti ai loro pianeti protettori (mentre invece i quattro Shitenno del Dark Kingdom si basano sui quattro Re Celesti buddisti corrispondenti ai Lokapala induisti), a riferimenti allo stesso staff della serie animata in episodi quasi meta-narrativi (il 21), e a un gran altro numero di richiami e citazioni, che possiamo apprezzare solo conoscendo a menadito la cultura giapponese o leggendo i corposi booklet allegati ai DVD Dynit. In questa sua caratteristica, almeno, Sailor Moon può rivendicare un certo valore culturale.

In aggiunta, almeno questa prima serie TV è curiosa per i suoi vistosissimi rimandi alle sue origini nagaiane. Come se già non bastasse lo scalpore che provocherà la Takeuchi ammettendo pubblicamente che la sua opera è ispirata a Cutie Honey16 (ma nel solo Giappone, dato che nelle interviste occidentali la cosa non salterà mai fuori, neanche per sbaglio), le suggestioni, le trovate e il mood dalle avventure della Combattente dell'Amore saranno riversati dagli sceneggiatori Toei nella prima stagione della Bella Guerriera che veste alla marinara con ancora più enfasi rispetto al manga, così palesi che si deciderà di farle sparire rapidamente in quella successiva - appena, cioè, la saga inizierà ad assumere una maggiore autonomia. In effetti, in questa first season le Yoma affrontate dalle Sailor ricordano in modo impressionante - fisicamente parlando - le mostruose emissarie di Sister Jill; solo in questa serie Usagi usa di frequente il potere della Moon Pen per assumere fattezze ingannevoli e intrufolarsi nelle basi nemiche (come fa sovente Cutie Honey con l'Honey Flash), abilità subito dimenticata già l'anno successivo; e infine, ovvio, oltre all'idea che ovunque vadano, Usagi e le sue amiche finiscano per incontrare il nemico che sta cercando di derubare persone comuni dei loro soldi/spirito, vale la pena citare le sensualissime sequenze di trasformazione/vestizione che accomunano entrambe le serie e il grido di battaglia pressoché identico ("sono la Combattente dell'Amore, Cutie Honey!" e "Sono la paladina dell'amore e della giustizia, la bella guerriera che veste alla marinara, Sailor Moon!"). Ironicamente, vale infine la pena ricordare che, al termine della lunga saga animata di Sailor Moon, prenderà il suo posto, sullo stesso canale e alla stessa ora, proprio il remake della storia di Nagai che si doveva fare dall'inizio17, Cutie Honey Flash (1997), finalmente attuabile, e tale anime sarà realizzato - per la serie "il cerchio si chiude" - proprio dallo stesso staff e dagli stessi produttori dell'ultima serie sailormooniana, Sailor Moon Sailor Stars (1996). Rimangono tuttavia più in primo piano le curiosità, i retroscena e l'importanza storica e culturale assunti da questo titolo, più che i suoi discutibili meriti narrativi.

Famoso infine l'adattamento (ma sarebbe meglio dire stravolgimento) italiano operato da Mediaset a tutte le serie di Sailor Moon, tra i più distruttivi di sempre. Nei riguardi di questo primo atto, oltre ai soliti tagli verso qualsiasi riferimento al Giappone, vale la pena citare l'italianizzazione dei nomi dei personaggi, una voce di Usagi (divenuta Bunny, unico nome imposto da Toei a tutti i distributori europei) radicalmente diversa dall'originale (non ne rende assolutamente l'insulsaggine, sembra quasi una ragazza normale) e il cambio di sesso di Zoisite, uno dei Shitenno di Queen Beryl dell'altra sponda, per renderlo più "presentabile" alle platee italiane. Shin Vision comprerà i diritti della serie e arriverà addirittura a ridoppiarla in modo fedele, peccato che successivamente fallirà senza riuscire a pubblicarla. Le succederà infine Dynit che riediterà Sailor Moon in 3 DVD-Box, ma, invece di recuperare il ridoppiaggio, manterrà quello indifendibile di Mediaset (probabilmente per risparmiare sui costi). Almeno in questa edizione non mancano i sottotitoli fedeli, oltre a tre booklet corposi di informazioni e approfondimenti.

Voto: 5 su 10

SEQUEL
Sailor Moon R (1993-1994; TV)
Sailor Moon R: Make Up! Guerriere Sailor! (1993; corto)
Sailor Moon S (1994-1995; TV)
Sailor Moon Super S (1995-1996; TV)
Sailor Moon Super S Special: Il primo amore di Ami (1995; corto)
Sailor Moon Super S: La splendida trasformazione? Cronache della crescita della piagnucolona Usagi (1995; Special TV)
Sailor Moon Super S: Il ritorno di Haruka e Michiru! Il teatrino delle marionette fantasma (1995; Special TV)
Sailor Moon Super S: L'avventura di Chibi-Usa! Il palazzo del terrificante vampiro (1995; Special TV)
Sailor Moon Sailor Stars (1996-1997; TV)


FONTI
1 Mangazine n. 20, Granata Press, 1993, pag. 8. Riconfermato poi su Mangazine n. 22 (pag. 49). Il dato del 10% viene da "Anime in TV" (Saburo Murakami, Yamato Video, 1999, pag. 149)
2 Booklet n. 1 allegato al primo DVD-BOX di "Sailor Moon", Dynit,  2011, pag. 4
3 Intervista a Go Nagai pubblicata su Animania n. 4 (Dynamic Italia, 1998, pag. 72). Ringrazio Simone "Sam" Marotta per la gentile scansione. Confermato su Mangazine n. 43 (Granata Press, 1995, pag. 8), Kappa Magazine n. 136 (Star Comics, 2003, pag. 6) e sul Sailor Moon Italian Forum da parte dell'utente utenatenjo ossia Nino Giordano, fondatore della casa editrice Renbooks, che cita vecchie riviste giapponesi come Animage (i suoi post appaiono sulla pagina http://sailormoon.forumcommunity.net/?t=15663649 e proseguono nelle pagine seguenti)
4 La storia della progettazione di "Sailor Moon" è riportata nel saggio "Come bambole" (Mario A. Rumor, Tunuè, 2005, pag. 87-89)
5 Animerica (Vol. 6) n. 11, Viz Media, 1998, pag. 6
6 Come sopra
7 Vedere punto 4
8 "Anime in TV", Yamato Video,  1998, pag. 146-147
9 Come sopra
10 Come sopra
11 Francesco Prandoni, "Anime al cinema", Yamato Video, 1999, pag. 149
12 Come sopra
13 Mangazine n. 42, Granata Press, 1994, pag. 8-9
14 Intervista a Naoko Takeuchi realizzata al Comic-Con di San Diego del 1998. La sintesi è riportata su Animerica (Vol. 6) n. 11 (Viz Media, 1998), a pag. 10
15 Doppia intervista a Naoko Takeuchi e Kia Asamiya, pubblicata su Kappa Magazine n. 62 (Star Comics, 1997) a pag. 1
16 Vedere intervista a Go Nagai del punto 3
17 Come sopra

12 commenti:

MikiMoz ha detto...

Insomma, una recensione sicuramente oggettiva ma che ha -a parer mio- mostrato una certa freddezza di fondo.
Certo, SailorMoon è un fenomeno commerciale e come tale è nato. Il cartoon più di ogni altra cosa. Il manga -che a me piace molto: i difetti che citi per me sono particolarità, diciamo- è ben diverso.
E' vero che lo schema di ogni episodio dell'anime è sempre lo stesso (ok, pure le trasformazioni lunghe, ma è così in tutti i cartoon seriali: vedi He-Man, vedi gli assemblaggi dei robottoni, vedi i Cavalieri dello Zodiaco... serve anche per imprimere una certa familiarità al prodotto).
E' vero che ci sono solo pochi episodi che mandano avanti la storia.
Non per nulla, la terza stagione è la migliore e comunque è una serie che vale molto ancora oggi (atmosfere generali derivanti da Sailor Moon le ritroviamo poi in Utena, non per dire...)

Moz-

emilio ha detto...

Insomma, ti è piaciuto... :-) Personalmente, l'unica serie majokko che ricordo con vago piacere è Meg (Bia). Le guerriere Sailor le ho sempre volute morte.

Jacopo Mistè ha detto...

Beh MikiMoz, di oggettivo nella mia rece ci sono solo i retroscena. Per il resto il mio commento è ovviamente soggettivo e rispecchia il mio basso gradimento verso da una serie con cui non sono cresciuto da piccolo e che ho guardato con occhi profani.

Non è che i ragionamenti espresso nel tuo commento siano sbagliati, la questione è semplicemente che per la mia personale sensibilità tutti quei difetti - pur sorvolabili, se si è fan - rovinano la visione. Fin dal principio non riesco a entrare in sintonia con la serie quindi c'è ben poco da fare.
Sailor Moon R ed S le ho viste e saranno recensite nelle prossime settimane. S sì, è la migliore del trio, ma non è che mi abbia fatto impazzire neanche quella...

@Emilio: per me esistono Cutie Honey (capolavoro assoluto, lo consiglio caldamente a tutti compresi quelli che odiano il majokko) e, per vari motivi, Creamy Mami. Volendo, si potrebbe far rientrare nella categoria anche My-Hime. Il resto niet.

MikiMoz ha detto...

Beh Jacopo, allora aspetto le prossime recensioni, così ne discutiamo^^

Moz-

zio998 ha detto...

Da non pubblicare. Caro Mistè, anche se sostieni di avere ottimi correttori/revisori, permettimi di dirTi che quel "descrivi", in luogo di "descriva", proprio nella prima riga della rece, a me sembra proprio un .... errore! Siccome scrivi bene, ed è un piacere leggerTi, mi sono permesso (di nuovo). Senza offesa e con immutato seguito.
zio998

Jacopo Mistè ha detto...

Haha hai vinto!
Ci è scappata!

Grazie della segnalazione e non preoccuparti a farne altre se trovi altri errori (occhio però a farlo sulle rece aggiornate, che in quelle vecchie e ancora senza editing ne troverai probabilmente a milioni)!

Sam ha detto...

Grazie Mistè per avermi citato come fonte riguardo alf atto che SM verrebbe Honey.
Penso di essere non dico il primo ma quasi , ad aver diffuso questa notizia su Internet.
Se avrò tempo cercherò e ti manderò la scan con l'intervista a Nagai dove rivela ciò ( anche se non capisco perché dovrei mentire ..)
Cmq se vuoi subito un altra conferma di ciò , qui c'è il coin op di SM, basato sulal priam serie e realizzato mentre l'anime era ancora in cantiere...

hai notato i tizi a 18:49 ? Non ti ricordano nessuno ?

https://www.youtube.com/watch?v=OMkml3Xu49c

Ma si, i soldati di panter Claw !
Cmq non è chiaro se fu Kodansha a cedere i diritti o Toei fare la furba, ma stà di fatto che Kodansha si sentirà defraudata e non farà più anime con Toei.
Inotltre pare non scorra buobn sangue tra la Takeuchi e le Clamp, tanto che nella posta di un numero di KM, i Kappa spiegarono che per motivi contrattuali, non ptevaNO fare pubblicità dei manga Clamp sulle riviste con manga della Takeuchi e viceversa.

Sam ha detto...

E ancora ,aggiungo che le vere ispirazioni della Takeuchi sono
Il film Alien X dalla dimensione A OVA dove le majokko Pierrot sono praticamente il prototipo delle guerriere Sailor ( ma qui fessi di Pierrot abbandonarono subito l'idea senza rendersi conto di cosa avevano in mano).
La seconda ispirazione, molto più evidente , viene dal coin op Ginga Ninyokuden

http://2.bp.blogspot.com/-c2ScSCrqJYo/T_yXs2hYmgI/AAAAAAAAH5o/ff-5ufb78Dg/s400/gn30.png

dove c'è stà tizia che ha la tuta spaziale alla marinaretta molto simile al design delle Sailor senshi.
Quest' ultima non la conosce nessuno, uno "sgoop", come dice Biscardi rivelato qui per la prima volta.

Sam ha detto...

Altra cosa riguardo al serie OAv DI Honey: sempre nell' intervista a Nagai citata sopra, il Maestro spiega che la serie OAV fu bloccata quando fu messa in cantiere la nuova serie di CH F.
Toei temeva che le mamme avrebbero noleggiato ai figli fan della serie tv gli OVA , pensando fossero la stessa cosa, e per evitare spiacevoli equivoci, decisero di bloccarne la produzione.
Tutto qui.

Jacopo Mistè ha detto...

"Se avrò tempo cercherò e ti manderò la scan con l'intervista a Nagai dove rivela ciò ( anche se non capisco perché dovrei mentire ..)"

Guarda, te ne sarei davvero molto riconoscente se mi spedissi la pagina scansionata (e ovviamente ti citerei tra i ringraziamenti). Sarebbe perfetto se potessi dirmi anche il numero della rivista, della pagina e dell'editore... Lo stesso vale anche per le altre info che hai scritto.
Non è che non ti credo, ma idealmente mi baso su fonti scritte (presenti su riviste o saggi) per dare almeno un po' di autorevolezza alle cose che scrivo (a meno che tu non lavori nel settore come Garion-Oh o Nino Giordano...).
Insomma ti esorto a spedirmi quell'articolo! ;)

Sam ha detto...

Jacopo, ti ho mandato la mail
Però ammetto di aver ricordato male quello scritto in un Kappa Magazine: dice solo che tra Clamp e Takeuchi c'è antipatia e stop.
Devo aver mischiato quel ricordo con quello riguardante qualcun altro .

Jacopo Mistè ha detto...

Beh, ora posso ringraziarti ufficialmente.
Finalmente si è trovata una fonte autorevole sui debiti di Sailor Moon a Cutie Honey! Grazie!

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