lunedì 2 giugno 2014

Recensione: DevilMan

DEVILMAN
Titolo originale: DevilMan
Regia: Masayuki Akihi, Tomoharu Katsumata
Soggetto: Go Nagai
Sceneggiatura: Go Nagai (non accreditato), Masaki Tsuji
Character Design: Kazuo Komatsubara
Musiche: Go Misawa
Studio: Toei Animation
Formato: serie televisiva di 39 episodi (durata ep. 24 min. circa)
Anni di trasmissione: 1972 - 1973
Disponibilità: edizione italiana in DVD a cura di Yamato Video



Un triste destino spetta ad Akira Fudo e suo padre, uccisi, durante una scalata sull'Himalaya, dall'antichissima Tribù dei Demoni che milioni di anni fa abitava la Terra. I diavoli si sono risvegliati, intendono riconquistare il loro territorio, e per questo, sotto ordine del grande Zenon, decidono di prendere possesso, un po' per volta, del corpo dei terrestri, per sterminarli in incognito. I mostri non hanno però calcolato che la creatura che prende le fattezze di Akira, ora rinominata DevilMan, inizia ad abituarsi allo stile di vita del ragazzo, innamorandosi come lui della sua amica d'infanzia Miki Makimura. Deciso a proteggere la ragazza e la famiglia di lei con cui vive ora, dopo la morte del genitore, Akira/DevilMan si schiera inaspettatamente dalla parte degli umani, iniziando una lunga lotta contro i demoni.

È graditissimo riscoprire nella serie televisiva DevilMan un titolo davvero molto piacevole che, sebbene sia stato rinnegato da molti lettori che preferiscono l'acclamatissima versione manga, ben più matura, non merita quest'oblio, forte di interessanti primati storici e anche invecchiato molto bene, al punto da poter essere goduto serenamente anche da odierne generazioni di spettatori.

DevilMan segna, nell'animazione televisiva di inizio anni '70, la prima opera animata di Go Nagai, uno dei più grandi autori di fumetti della Storia del Giappone, creatore di un numero spropositato di opere di ogni genere. Dalle commedie pecorecce a quelle orrorifiche, dallo splatter alle storie di paura, dai robottoni giganti alla fantascienza, dalle maghette combattenti al battle shounen e allo shoujo, senza dimenticare erotismo, pornografia e trash puro, Nagai non si fa mancare nulla e disegna, con ostinazione, storie dalle tematiche spesso pesanti e provocatorie che incrociano più che volentieri sesso, iperviolenza, religione e satira sulla società, rivelandosi spesso grandi hit commerciali e venendo puntualmente osteggiate con ferocia da associazioni di genitori, insegnanti, psicologi e moralisti. Nagai darà luce a alto numero di icone immortali dell'universo anime/manga, coniando su carta, per la prima volta, svariati generi che diverranno fondamentali nella Storia dell'intrattenimento Made in Japan (di cui il più famoso non può che essere quello robotico, inaugurato nel 1972 da Mazinger Z). Più in dettaglio, fino al 1970, il 23enne Nagai è conosciuto come autore comico e oltraggioso, famoso per quella pazzoide commedia erotica-satirica che è La scuola senza pudore (1968), ferocissima presa in giro dei metodi d'insegnamento dei professori giapponesi e primo fumetto per bambini a infrangere il tabù del sesso1. Conclusa l'opera forzatamente dopo milioni di polemiche e boicottaggi2, l'autore, profondamente disgustato dalla morale pubblica che lo addita come un corruttore della società, prima prosegue su quell'andazzo con un'altra opera provocatoria contro l'istruzione, l'allucinante Guerrilla High (1970), poi, quindi, inizia a disegnare l'horror Mao Dante (1971).

Nel corso di questo breve, straordinario fumetto, Ryo Utsugi, ragazzo che si ritrova, involontariamente, a fondersi con il mostruoso demone Dante (trovato in un anfratto di ghiaccio dentro una caverna dell'Himalaya), ereditandone le bestiali capacità di combattimento, scopre che la realtà umana è tutta un inganno. Essa è il frutto di un gigantesco lavaggio di cervello perpetrato dal tirannico Dio, che, soggiogati i terrestri con la religione cristiana, demonizza come cattivi i precedenti abitatori della Terra, i pacifici diavoli, i cui pochi esponenti sopravvissuti vorrebbero tornare ad abitare pacificamente il loro pianeta. Manifesto ideale dell'ambiguità di bene e male (grande tratto che caratterizzerà la fumettografia di Nagai) e micidiale rivincita dell'autore contro la società che lo addita come un mostro (agendo sulla base di un'etica codificata da chissà chi), Mao Dante viene interrotto dall'oggi al domani per il fallimento della rivista che lo ospita, Bokura Magazine3, ma piace molto allo studio d'animazione Toei Animation, specialmente per l'idea dell'eroe mezzo diavolo dotato di bestiali poteri. Viene perciò proposto a Nagai di farne una versione animata4, eliminando le implicazioni sociologiche e religiose e donando a Ryo Utsugi un aspetto demoniaco più da supereroe americano che da rozza bestia nuda e pelosa: con tutti questi cambiamenti Ryo Utsugi si trasforma in Akira Fudo e Mao Dante diventa DevilMan, serie animata di 39 episodi trasmessa di sera sull'emittente NET (oggi TV Asahi) che nel luglio 1972 incrocia la classica azione di derivazione tokusatsu con lo yokai boom divenuto famoso con Kitaro il ributtante (1968) e Bem il mostro umano (id.).


In contemporanea con la trasmissione dell'opera, Nagai inizia quindi a scrivere di DevilMan anche il fumetto, realizzando un capolavoro tra i più famosi della sua carriera: un horror cupissimo, truce e privo di finale consolatorio, una gemma nera che esplora in modo memorabile gli aspetti più oscuri dell'animo umano. In tutti questi anni, chi ha avuto modo di leggere il manga ha sicuramente liquidato la versione animata del '72 come infantile, abbozzata e neanche minimamente al suo livello: critiche giustificate, ma vere solo fino a un certo punto, visto che c'è molto dell'autore anche in animazione, attivo collaboratore alla stesura dei soggetti degli episodi insieme allo sceneggiatore principale Masaki Tsuji5, rendendosi artefice in ugual modo dell'ottimo successo televisivo del DevilMan animato. In TV, l'Uomo Diavolo si trova protagonista del classico tokusatsu, dove in ogni puntata deve sconfiggere un emissario del re demone Zenon che sta uccidendo gli esseri umani o mira a eliminare la sua fidanzata Miki, cercando al contempo di non far sapere all'amata e alla famiglia di lei di essere anch'esso un mostro. Gli schematismi della serie sono irrinunciabili in quegli anni, e si accompagnano a un'altrettanto scontata mancanza di continuity a legare le puntate (a parte in un paio di occasioni), a inserti comici molto infantili (riguardante il fratellino di Miki, il moccioso Tare) e a un DevilMan che, di aspetto, si può definire un mutante azzurrognolo con costumino americano e attacchi dati da avveniristici gadget, più che di uno spaventoso mostro sanguinario che fa a pezzi a mani nude i nemici (come succede nel fumetto). Questi elementi sono indubbie leggerezze che tolgono drammaticità al contesto e possono apparire discriminanti nel recupero dell'opera, ma sono perfettamente perdonabili e nulla tolgono alla suggestione che evoca una storia televisiva violentissima per l'epoca e ancora oggi capace di mettere a disagio.

Kazuo Komatsubara e il suo staff Oh! Production, alla seconda collaborazione con Toei Animation (dopo Ryu il ragazzo delle caverne, 1971), tornano a stupire con disegni di eccellente fattura e a trovare un giusto compromesso tra un tratto virile (ragazzi fighi, ragazze carinissime) e fisionomie grottesche, fedeli ai lavori di Go Nagai, accompagnando il tutto con cromatismi saturissimi e pischedelici che formano un connubio delizioso. DevilMan trova così uno sgargiante impatto visivo, grondante stile, colore ed eleganza, che fa ancora una grandissima figura; bastano la sola firma di Komatsubara e degli animatori che adattano il suo stile all'animazione (oltre a lui stesso, anche un giovanissimo Shingo Araki) per esprimere quel gran carisma grafico capace, da solo, di dare un senso alla visione dei 39 episodi. Con queste credenziali, addirittura i mostracci affrontati quotidianamente da Akira Fudo acquistano, con buffe fisionomie ma sguardi davvero sinistri, un design che suscita una discreta inquietudine. Avveniristica è anche la violenza a tratti estrema che anima molte puntate: oltre allo splatter che scorre copioso (anche se il sangue schizza solo dai mostri ed è di colore viola), non è per niente lasciato all'immaginazione il suggerimento di scene di una crudezza eclatante, specialmente in riferimento ai classici umani "carne da macello" fatti a pezzi dai demoni con modalità sempre più fantasiose (uccisioni a sangue freddo, decapitazioni, squartamenti, acqua bollente riversata addosso... addirittura tra le vittime non mancano bambini), o ai trucidi modi in cui DevilMan uccide i suoi nemici. Questa violenza davvero impressionante, come si apprenderà, si spiega perché la serie era trasmessa su NET alle 20:30, fascia riservata agli adulti, e nello stesso momento andava in onda, sulla rivale TBS, Hachiji da yo! Zen'in shu-ho-! (Sono le 8! Tutti davanti alla TV!), il più celebre varietà goliardico della Storia della televisione giapponese, condotto dal gruppo comico dei Drifters e che viaggiava su indici di ascolto imbattibili (50-60% di audience6). Essere coraggiosi e trasmettere contenuti scioccanti che postessero fare discutere e invogliare alla visione: questo è stato il principio adottato da Go Nagai e Toei Animation per rubare ascolti alla potentissima concorrenza, e questo spiega quella violenza e perché quello share fisso del 10-15%7, ottenuto dall'Uomo Diavolo, alla luce di queste considerazioni si potè definire davvero un successo eclatante, rispetto ad altri anime del periodo che, con risultati medesimi ma in fasce orarie diverse, magari risultavano dei flop (Nagai scrive che alcune persone della rete televisiva gli dissero che, fosse stato trasmesso in una fascia diversa, DevilMan avrebbe raggiunto tranquillamente il 30%8).

Tra splendidi disegni, una regia che si permette avveniristici split screen, una variegata e azzeccatissima colonna sonora (che mischia spettrali accompagnamenti flautistici con pezzi jazz/beat), un signor budget per le animazioni e una vena di cattiveria e violenza inusuale e affascinante, non mancano al DevilMan televisivo neppure echi delle tematiche nagaiane, che ben rivelano il coinvolgimento dell'autore nella sceneggiatura. Pensiamo al ritratto buffo e irriverente che fa dell'istruzione e degli insegnanti, al monster design variegato (tra mammuth satanici, donne-mostro che succhiano il cervello con un'enorme lingua, creature che risiedono dentro lo specchio), alla già citata violenza grafica, al come Akira Fudo sia un eroe profondamente diviso tra Bene e Male, tutt'altro che "modello" (nella sua gelosia verso Miki, nella sua bullaggine verso i deboli, nell'arrivare addirittura a torturare il nemico per farlo parlare), o alle riflessioni sull'animo umano (che, spoglio da moralismi di facciata, si rivela pieno di invidie e sentimenti negativi, vedere l'episodio 30). DevilMan è una serie creativa nei suoi soggetti, bella da vedere e piena di spunti intriganti (riflessivi, narrativi o scenici che siano). Per gli appassionati di Nagai, infine, è interessante notare come nell'anime convergano mostri di Mao Dante e abbozzi di ulteriori creature o personaggi che verranno poi sviluppati nel manga di DevilMan: guardando l'anime si nota ancora meglio come i due fumetti siano rami dello stesso albero genealogico (chi non volesse recuperare il manga di Mao Dante può comunque coglierne le affinità guardando il mediocre anime del 2002, che lo traspone interamente).


Esaurita la lunga sfilza dei pregi, rimane un po' l'amaro in bocca per l'involuzione che coglie la serie verso l'ultimo quarto della sua durata. Esaurita la spinta principale, nell'ultima decina/quindicina di episodi DevilMan inizia a soffrire di un addolcimento eccessivo delle sue atmosfere, colpa di intermezzi comici sempre più presenti (vedere il lungo arco dedicato alla demonessa Lala), della sensibilissima riduzione di violenza e orrore, di nuovi avversari più ridicoli che spaventosi e dell'esagerata umanizzazione di Akira Fudo, che troppo repentinamente diventa un ragazzo modello. Il finale, poi, già di suo deludente perché completamente aperto, è anche poco soddisfacente per la superficialità con cui risolve la principale sottotrama amorosa. Non si tratta di facezie, ma sono nei che, pur ridimensionando il gradimento finale del titolo, non gli tolgono quell'unicità e quel carisma che lo rendono a larghi tratti così gustoso.

L'opera è reperibile in Italia, in un boxone DVD distribuito da Yamato Video, una volta tanto affiancando all'adattamento storico italiano (più che decente come fedeltà ai dialoghi e anche ben recitato, nonostante le voci per nulla azzeccate e i nomi italianizzati delle mosse di DevilMan) anche sottotitoli fedeli. Peccato che, a fronte di un elevato prezzo di vendita (85 euro), non sia contemplato uno straccio di extra degno di tal nome: immagino che, più che riassunti degli episodi e alcuni schizzi originali del chara, l'acquirente avrebbe preferito apprendere i vari retroscena sulla serie, o almeno i credits di ogni puntata.

Voto: 8 su 10

SEQUEL
Mazinger Z (1972-1974; TV)
Mazinger Z contro DevilMan (1973; film) 
Mazinger Z: Appare Ghost Mazinger (1974; film)
Mazinger Z contro Dr. Hell (1974; film)
Cutie Honey (1973-1974; TV)
Cutie Honey (1974; film)
Getter Robot (1974-1975; TV)
Getter Robot (1974; film)
Great Mazinger (1974-1975; TV)
Great Mazinger contro Getter Robot (1975; film)
Getter Robot G (1975-1976; TV)
Great Mazinger contro Getter Robot G: Violento scontro nei cieli (1975; film)
Ufo Robot Grendizer (1975-1977; TV)
Ufo Robot Grendizer (1975; film)
Ufo Robot Grendizer: Confronto al rosso sole del tramonto (1976; film)
Ufo Robot Grendizer contro Great Mazinger (1976; film)
Great Mazinger, Getter Robot G e Ufo Robot Grendizer contro il Dragosauro (1976; film)


FONTI
1 Francesco Prandoni, "Anime al cinema", Yamato Video, 1999, pag. 61
2 Volume 1 di "Mao Dante", "Io e Mao Dante", d/visual, 2008
3 Come sopra
4 Come sopra
5 Go Nagai, "Go Museum", "DevilMan (Parte 2)", d/visual, 2007
6 Come sopra
7 Come sopra
8 Come sopra

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