lunedì 12 maggio 2014

Recensione: Bem il mostro umano

BEM IL MOSTRO UMANO
Titolo originale: Yōkai Ningen Bem
Regia: Jun Natsui
Soggetto: Saburo Sakai
Sceneggiatura: A.L.C.A. (Akira Adachi)
Character Design: Nobuhide Morikawa
Musiche: Masahiro Uno
Studio: Daichi Doga
Formato: serie televisiva di 26 episodi (durata ep. 24 min. circa)
Anni di trasmissione: 1968 - 1969
Disponibilità: edizione italiana in DVD a cura di Dynit


Nati in laboratorio da non meglio specificate sostanze, Bem, Bera e Bero sono tre mostri dotati della capacità di assumere fattezze umane. Addolorati dalla loro condizione bestiale, perennemente osteggiati dagli uomini che non sanno vedere oltre l’aspetto fisico, i tre sono comunque animati da un forte senso di giustizia e volgono la loro esistenza ad aiutare gli umani, affrontando i mostri e gli spiriti che quotidianamente li vessano...

Pur con tutto il suo innegabile carisma, è dannatamente difficile consigliare a chicchessia la visione di Bem il Mostro Umano (Yōkai Ningen Bem), antica serie televisiva del 1968 famosissima in madrepatria (uno share settimanale medio che si aggirava sul 24%, con picchi del 30%!1), venerata e citata in ogni dove (un esempio anche per lo spettatore italiano: l’episodio 11 della serie TV del 1998 Le situazioni di Lui e Lei), addirittura tirata a lucido in occasione di un remake animato del 2006, ma invecchiata così incredibilmente male che guardarla oggi è solo una lunga, interminabile sofferenza che trascende storicità e contestualizzazione. L'horror animato nipponico nasce ufficialmente nel 1968, pur anticipato nel 1965 dal buffo fantasmino protagonista della serie animata Obake no Q-Taro: pochi anni dopo, nei circuiti televisivi giapponesi scoppia lo yokai boom (letteralmente: boom dei fantasmi), le serie di background orrorifico ed ectoplasmatico dove spiriti, oni e mostriciattoli del folklore nazionale sono di scena nell’ambito di storie tenebrose e soprannaturali, comiche o serie che siano. A dare il via alle danze è il successone di Kitaro il ributtante (Ge Ge Ge no Kitaro del 1968), basato sul popolarissimo manga Kitaro dei cimiteri (1959) di Shigeru Mizuki, per poi passare alla prima serie di Kaibutsu-kun (1968, in Italia Carletto il principe dei mostri), a Dororo (1969) di Gisaburo Sugii, e quindi proseguire nel tempo con DevilMan (1972) e finire poi con Dororon Enma-kun (1973). Fra tutte queste opere è tuttavia Bem il Mostro Umano della Daichi Doga a spiccare indelebile, la più famosa in assoluto in quegli anni insieme a Kitaro (trasmesso in contemporanea), arrivata anche in Italia nel 1982 con un doppiaggio discutibile.

La sinossi riportata a inizio recensione è ben esemplificativa dei contenuti dello show: in ogni episodio il più piccolo mostro del gruppo, Bero, dalle sembianze di un bambino, stringe amicizia con un umano, spesso giovane come lui, interessandosi ai suoi problemi che in un modo o nell'altro sono sempre legati alla presenza di qualche spirito che lo tormenta. Indagando a rischio della vita, Bero scopre l’arcano, lasciando poi agli adulti Bem e Bera l’onere di sconfiggere il mostro di turno. A fine puntata, i tre si incamminano verso il tramonto, diretti incontro alla prossima avventura.



Non si può negare che non manchi una gran varietà alle disavventure del trio: vascelli maledetti, assassini psicopatici, paludi infestate, sirene carnivore, oni e spiriti di ogni risma, specchi posseduti, raggelanti burattini, adoratori del demonio e ogni altra aberrazione iconografica sono i nemici e le situazioni quotidianamente affrontati dagli eroi, in vicende e suggestioni ispirate dalle migliori pellicole di genere. Non mancano neppure temi insolitamente adulti e dalle sfumature ‘psicologiche’, come la clonazione e la superstizione religiosa (per quanto affrontati con inevitabile ingenuità). L’intrattenimento è infantile fino allo sfinimento, ma talvolta riesce anche a inquietare, pur senza il minimo artifizio di splatter o effetti sanguinolenti (banditissimi dalla produzione2), per solo merito dei grotteschi disegni e delle spaventose espressioni facciali dei cattivi. La morale degli umani incapaci di cogliere le buone intenzioni dei protagonisti a causa dell’aspetto, e di come, nonostante questo, Bem, Bera e Bero perseguano comunque il bene senza aspettarsi ringraziamenti, è infine molto positiva per l’audience di bambini. Bem, se non si fosse capito, è onesto ed educativo, fatto col cuore pur con pochi mezzi: lo si nota benissimo nella sua inimitabile cornice visiva, data da disegni simil-occidentali sgraziatissimi ma tetri, intenso accompagnamento musicale (ora jazz, ora teatraleggiante, con flauti e sassofoni che richiamano le colonne sonore dei grandi film di paura Universal/Hammer), taglio espressionista delle inquadrature e lugubrissimi fondali. Ha un suo preciso carisma estetico. Si capisce chiaramente, quindi, come mai sia tutt'ora considerato in patria un’opera di culto e come all'epoca abbia raggiunto quegli ascolti pazzeschi. Basta anche solo ascoltare la strepitosa, iconicissima sigla d'apertura per riscoprire tutto il carisma di Bem.

Esaurita la lista dei pregi della serie, bisogna purtroppo dire che sotto ogni altro aspetto l'opera è una terribile sofferenza per un pubblico adulto. Le reazioni emotive/psicologiche di tutti i personaggi, eroi come comprimari, non sono mai, mai vagamente verosimili ma sempre profondamente irrealistiche e prive di fondamento, come irrealistico è il modo in cui Bero e compagni arrivano a scoprire i misteri che stanno dietro alle disgrazie dei loro amici. Nessuna verosimiglianza in pressoché nulla: l’intera storia si basa su un concatenarsi di azioni incoerenti, ingenuità colossali e dialoghi surreali ed esageratamente fanciulleschi. Terribile poi l’obbligo della produzione di inserire in ogni puntata dei bambini petulanti a interagire con Bero, mossa che ben profetizza lo snervante ammasso di miele e buoni sentimenti che tormentano lo spettatore dall'inizio alla fine e che all'epoca pure molti elementi dello staff Daichi Doga (!) ripudiavano3. Il micidiale schema narrativo dell'epoca, dato dalla mancanza di una qualsiasi continuity, si basa ovviamente su puntate autoconclusive fondamentalmente identiche l’una all’altra e che ripetono le stesse cose in eterno, addirittura mancanti di un qualsiasi tipo di finale. Nemmeno una gran confezione tecnica potrebbe salvare lo spettatore odierno dalla noia, ma il problema neanche si pone dato che la produzione è decisamente molto ma molto povera, decisamente anche per gli standard del tempo: budget risibile, al punto che Bem è anche tra le primissime produzioni animate giapponesi - forse la prima proprio! - ad affidare colorazioni e animazioni a un economico studio coreano4. Lo si nota fin troppo bene nelle movenze scattosissime e inguardabili dei personaggi e nelle rozzissime e antiestetiche (fino a morire!) sproporzioni corporali – che alimentano, per colmo dell'ironia, l'atmosfera grottesca e orrorifica, del tutto involontariamente! Parecchie avventure geninamente trash e involontariamente comiche (il "clone" di Bera che compie rapine a mano armata) chiudono il discorso. Nessuno mette in dubbio la dignità e l’importanza rivestite dall’opera in questione, ma Bem, oggi, per stupire può solo appigliarsi all’impatto visivo, povero ma bizzarro e che sa talvolta raggelare, fallendo miseramente in qualsiasi altro aspetto di intrattenimento. Ci sono serie di quegli anni ancora a loro modo godibili (il già citato Dororo del 1969, ad esempio), ma questa, sfortunatamente, non rientra nella categoria.



L’edizione italiana, curata nel 2002 da Dynamic Italia e ora ereditata da Dynit, è buona, salvo una esagerata serializzazione in ben 9 dischi e un brutto effetto ghosting nel video (dovuto probabilmente alla non perfetta conoscenza del supporto, parliamo di una delle prime opere riversate in DVD dalla casa distributrice emiliana). Per l’occasione, Bem ha potuto usufruire di un nuovo doppiaggio, più fedele all’originale rispetto a quello storico italiano (comunque anch’esso incluso), e anche di un corposo numero di approfondimenti e interviste (presenti nei fascicoletti allegati). La ciliegina sulla torta è rappresentata dai primi due episodi realizzati da Daichi Doga per una mai prodotta seconda serie, trasmessi in Giappone solo nel 2005 e raccolti nel nono DVD. Nonostante il nuovo doppiaggio sia recitato a livelli altissimi, addirittura da film cinematografico, paradossalmente le voci sono così sovraccaricate e seriose da provocare lo strano effetto di sembrare ‘fuori posto’ con quei disegni e quei dialoghi infantili. Per questo consiglio, in alternativa, la visione in lingua originale più sottotitoli.

Voto: 5 su 10


FONTI
1 Fascicolo 3 di "Anime Horror" (allegato al terzo DVD di "Bem il mostro umano", Dynamic Italia, 2002), "Il planning originale di Bem II"
2 Fascicolo 2 di "Anime Horror" (allegato al secondo DVD di "Bem il mostro umano", Dynamic Italia, 2002), "Il planning originale di Bem"
3 Fascicolo 5 di "Anime Horror" (allegato al quinto DVD di "Bem il mostro umano", Dynamic Italia, 2002), "Intervista a Kazuo Kusano -  Seconda parte"
4 Come sopra. Confermato in "The Anime Encyclopedia: Revised & Expanded Edition" (Jonathan Clements & Helen McCarthy,  Stone Bridge Press, 2012, pag. 426-427)

4 commenti:

gelo stellato ha detto...

bel post! dovrei riguardarlo, ma non lo farò, lasciandolo a naufragare nel mare dei ricordi infantili. :)

Simone Corà ha detto...

Che è meglio. Con tutte le cose belle che potresti vedere... :)

Jacopo Mistè ha detto...

Se si cerca un horror di quegli anni invecchiato molto bene e che resiste alla prova del tempo, consiglio DevilMan!

cooksappe ha detto...

*____* '' !

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