mercoledì 21 ottobre 2009

Recensione: L'invincibile Zambot 3

L'INVINCIBILE ZAMBOT 3
Titolo originale: Muteki Choujin Zanbot 3
Regia: Yoshiyuki Tomino
Soggetto: Yoshiyuki Tomino, Yoshitake Suzuki
Sceneggiatura: Yoshihisa Araki, Shuichi Taguchi, Soji Yoshikawa, Hiroyuki Hoshiyama, Yoshitake Suzuki
Character Design: Yoshikazu Yasuhiko
Mechanical Design: Ryoji Hirayama, Studio Nue
Musiche: Takeo Watanabe, Yuji Matsuyama
Studio: Sunrise
Formato: serie televisiva di 23 episodi (durata ep. 23 min. circa)
Anni di trasmissione: 1977 - 1978
Disponibilità: edizione italiana in DVD a cura di Dynit


Gaizok è una malvagia entità aliena a capo di un regno militare galattico. Per invadere la Terra invia sul nostro pianeta lo spietato, ripugnante Butcher per sterminarne gli abitanti, ma il mostruoso servitore e i suoi soldati dovranno fare i conti in Giappone con la forte resistenza rappresentata dai Jin, i Kamie e i Kamikita, discendenti degli extraterrestri che secoli prima, durante il periodo Edo, lì si stabilirono dopo che il loro pianeta Beal fu distrutto dalla stessa minaccia. Ora le tre famiglie non ci stanno a perdere la loro seconda patria e, grazie ad antichi documenti, rinvengono le tre macchine nascoste dai loro antenati che permettono di attivare il potente robottone Zambot 3.

Nel 1975 il giovanissimo studio d'animazione Soeisha Sunrise Studio, divisione dei film per l'infanzia della società di distribuzione cinematografica/animata Tohokushinsha, fa il suo ingresso nel mondo dell'animazione robotica con Il prode Raiden: un titolo abbastanza ordinario nel genere, i cui due unici elementi di originalità consistono nell'ideazione del primo robottone divino della Storia dell'animazione e nella regola dell' "attacco finale", che verrà ripresa ovunque divenendo presto un nuovo cliché. Al momento di tagliare i ponti anche con Soeisha, divenendo a tutti gli effetti uno studio indipendente, Nippon Sunrise e il suo regista Yoshiyuki Tomino (quest'ultimo già alla direzione dei primi 26 episodi di Raideen), decidono nel 1977, "assoldati" da Nagoya Television e dalla ditta di giocattoli Clover per creare una serie robotica di breve durata con carta bianca sui contenuti1, di realizzare come primo titolo originale un'opera davvero spiazzante e personale che faccia parlare di sé, distinguibilissima dalle ultime serie Toei Animation/Sunrise fatte (parole di Tomino2) con lo stampino, Super Electromagnetic Robot Combattler V (1976) e Super Electromagnetic Machine Voltes V (1977). Così, nonostante un poderoso fiasco commerciale all'epoca della sua trasmissione3 (più per le scarse vendite di merchandising che per reali ascolti, fissi su un discreto 7.43%4), L'invincibile Zambot 3, per la sua originalità e i temi maturi accrescerà la sua fama sempre di più divenendo una serie cult tra i robofan, in special modo per il presentare idee mature di assoluto rilievo che si vedranno poi nell'acclamato Mobile Suit Gundam (1979). Soprattutto, in quello speciale 1977, la serie sarà profetica, presso il grande pubblico, nel rivelare il grande talento di questo studio, capace di coniugare a regola d'arte - e lo dimostrerà spessissimo in futuro - le esigenze commerciali dello sponsor di turno (in questo caso, l'azienda Clover) con la creatività artistica, tirando fuori delle opere d'autore nonostante lo scopo dichiarato di vendere giocattoli di robot.

Con Zambot 3 di Super Robot tradizionalissimo si parla, inutile aspettarsi oggi qualcosa di più di una serie di puntate mediamente uguali l'una all'altra, in cui Kappei e la sua famiglia distruggono i colossi meccanici di turno del buffo e sanguinario Butcher, ma quello che Tomino e lo staff Sunrise hanno avuto il coraggio di mostrare quel tempo è, e rimane, avveniristico. Zambot 3 mostra per la prima volta , nel 1977, come tutte le conseguenze delle devastazioni e delle battaglie tra robottoni, irrilevanti in quasi qualsiasi serie animata del periodo (a parte il primissimo Mazinger Z del '72, ma la cosa occupa giusto lo spazio di un episodio isolato), assurgono a parte integrante della storia, con i flussi migratori di sopravvissuti, scampati alle distruzioni delle loro case, che danno sfogo al loro odio verso le razze aliene, compresa quella degli eroi, arrivando addirittura a tentare di uccidere più volte questi ultimi. Come dice Tomino5, il merito storico dell'opera (perfettamente in linea con rinnovamento del genere che ha luogo nel 1977) è stato quello di parlare per la prima volta in modo concreto dell'orrore della guerra, poiché era ingiusto raccontarla ai bambini tralasciando di trattarne gli aspetti più crudeli e realistici. In Zambot 3 persiste ancora, sì, una netta dicotomia tra buoni e cattivi (nonostante su alcune fanzine giapponesi dell'epoca il regista avrebbe detto che Gaizok rappresenta metaforicamente gli USA, la "polizia del mondo", in questo caso "dello spazio", che riporta la pace e l'ordine nel nostro pianeta "turbolento"6), ma l'enfasi della narrazione preme sugli aspetti più truci del conflitto, sull'istinto e sull'odio che prevalgono sulla ragione trasformando in bestie gli uomini. Ancora, con massacri su larga scala di vecchi, donne e bambini secondo modalità simil-naziste, con questa serie Tomino porta in scena, spietatamente, il concetto di Soluzione Finale, mostrando, con compiaciuto sadismo, la crudeltà del rozzo e infantile Butcher, divertito, in ogni puntata, a sperimentare nuovi metodi sanguinari per uccidere i terrestri. Si arriva al culmine delle atrocità verso metà serie, quando la poetica di morte di esprime al pieno della cattiveria con i celebri uomini trasformati in ordigni biologici e mandati dai loro simili, nelle vesti di involontari kamikaze, a saltare in aria.


A fare da contralto a un simile orrore, in Zambot 3 c'è da ricordare il tema della famiglia, che verrà ripresa e analizzata sotto ogni luce da Tomino nelle sue opere successive. Il regista la pone come secondo perno della narrazione, idealizzando nel corposo nucleo familiare dei Jin tutte le dinamiche per lui più significative e interessanti, attenuando il senso di sacrificio dei vecchi per i giovani, le lezioni sul prendere le proprie responsabilità dal riconoscimento degli errori, l'adattamento a scenari ostili e il modo in cui maschi e femmine cercano, ciascuno secondo la propria sensibilità e attitudine, di affrontare la guerra senza perdere di vista i valori di umanità7. Questo discorso assume proporzioni ancora più importanti, se si pensa che l'intero percorso di Kappei, a contatto con l'umiltà e la frugalità, la conquista dell'autodeterminazione e, infine, il nuovo inizio come persona, lo svezzamento, richiamano volutamente le tre metamorfosi dello spirito di Friedrich Nietzche (cammello, leone, fanciullo), già a loro volta sintetizzate dal titolo originale di Zambot 3 (Muteki Choujin Zanbot 3, ossia Invincibile Superuomo Zanbot 3)8. È una ricerca di realismo, in definitiva, il principale motore di quest'opera, espresso in modo ancora più appariscente dal suo stesso eroe di metallo, solito robottone componibile (dall'aspetto fisico più vicino di sempre a un samurai) che, tra le sue superarmi in dotazione per abbattere i Mecha Bust nemici, possiede anche un fucile che deve saltuariamente ricaricare - anche se in effetti è più un'idea di spettacolarità che altro, non rimarrà mai senza colpi come succede invece, tre anni dopo, al Gundam RX-78-2. Soprattutto, indimenticabile e spiazzante è il finale,  una spaventosa strage nel quale perde la vita, sacrificandosi per un bene superiore, anche una parte non irrilevante del giovanissimo cast di piloti: una mattanza che porta il pubblico di allora ad affibbiare a Tomino il nomignolo di "minagoroshi" (macellaio)9 e "Zen Kuroshi no Tomino" (Tomino ammazzatutti)10, titoli che verranno ribaditi nei finali di svariate opere successive negli anni Ottanta. Tanti sono i primati storici dell'opera che è doveroso ricordare, ma, a dispetto del suo carisma, giudicare con gli occhi attuali Zambot 3 non è facile.

Inutile ribadirlo, lo schema tokusatsu o "mostro della settimana" è figlio del suo tempo e oggi, per buona parte del pubblico, semplicemente insopportabile: guardare la prima metà dell'opera, quella di presentazione di personaggi e poteri del robottone, significa ritrovarsi più di una volta a fissare apatici lo schermo, tediati dalla ripetitività dello stesso canovaccio ripetuto all'infinito di riempitivi di tremenda fattura, scritti nel modo più negligente possibile. Per arrivare all'anima della serie, dove si esprime il suo vero potenziale scioccante e si fa strada una continuity a legare gli episodi, bisogna attendere l'arrivo, già citato, dell'intermezzo degli uomini-bomba, presente all'incirca a metà dell'opera, ma non dubito che più di qualcuno potrebbe non farcela per la noia accumulata fino a quel momento. All'effetto narcotico contribuisce anche il cast dei protagonisti-piloti, giovanissimi bambini petulanti, privi del minimo interesse, che non suscitano alcuna empatia per le loro vicende e che, con le loro voci squillanti (si fa riferimento alle voci originali in giapponese) arrivano presto a farsi odiare, al punto che molto difficilmente si può arrivare a provare commozione  per la loro sorte nell'accennato bagno di sangue finale. Un ulteriore deterrente alla visione sono i mal resi disegni di un giovane ma già talentuoso Yoshikazu Yasuhiko, in Zambot 3 purtroppo non sfruttato anche come direttore dell'animazione (era impossibilitato a farlo, occupandosi a tempo pieno degli storyboard del lungometraggio Addio Yamato11): a trasporre il suo tratto è l'animatore Yoshinori Kanada, ma la resa è sgraziata a dir poco, grottesca e mediocre, tanto che lo stesso Yas si lamenterà della cosa dicendo, all'epoca, che era assolutamente convinto che la serie fosse disegnata da un ubriaco12. Di impatto ancora assolutamente negativo è la realizzazione tecnica: bisogna dimenticare le strabilianti animazioni del primo episodio, puro specchietto per allodole, perché i restanti ventidue sono realizzati in malo modo, zeppi di ricicli di disegni e con le classiche inquadrature fisse e interminabili usate per raggiungere i fatidici 23 minuti a puntata. Questo si spiega, come dice ancora Yas, con il fatto che le opere dal maggior rendiconto economico per lo studio erano quelle animate su commissione (in quel caso, i robotici di Saburo Yatsude), e quindi solo i soldi che rimanevano finivano su Zambot 313. Per questo motivo, quindi, per alcuni anni Sunrise deciderà per una separazione di compiti del suo staff, delegando a Tomino e Yas lo sviluppo e la regia di programmi personali, e a Nagahama di quelli commissionatogli da altri14.

Zambot 3 è indubbiamente un anime atipico per l'anno in cui è uscito. Flop commerciale tremendo, rivisto oggi, alla luce delle opere successive del suo creatore, più che avere alte ambizioni (vista anche la sua estrema brevità) sembra invece porsi come terreno di prova per scioccare il pubblico giapponese con una storia mai vista prima, che osasse mostrare ciò che mai si era potuto far vedere all'epoca. Chi scrive non riesce a definire Zambot 3 un'opera di grandissimo livello, ma è indubbiamente interessante, avveniristica e con una sua forte personalità, che risalta nel momento topico in cui arriva alla parte veramente drammatica della storia. Un'opera che, vista oggi, forse risulta tutt'al più gradevole, ma per arrivare alla "parte che conta" e che ha fatto la Storia del genere (gli uomini-bomba e il finale), bisogna reggere una quindicina di episodi particolarmente stucchevoli, poco ispirati a livello di script e tecnicamente neanche brillanti. Ognuno faccia i suoi conti.


Nota: l'edizione italiana in DVD della Dynit, ottima, si compone di tre doppiaggi, dei quali quello storico uscito in Italia nel 1981, pessimo, praticamente inventato da cima a fondo. Per godersi decentemente l'opera è consigliabile la visione o con la traccia sonora originale giapponese (da integrare con sottotitoli) o con il secondo doppiaggio, realizzato in tempi recenti e decisamente più fedele.

Voto: 7,5 su 10


FONTI
1 Mangazine n. 37, Granata Press, 1994, pag. 12-13
2 Fascicolo 2 di "L'invincibile Zambot 3 Archives" (allegato al secondo DVD de "L'invincibile Zambot 3", Dynit, 2007), "Intervista a Yoshiyuki Tomino", pag. 5
3 Volume 1 di "Record of the Venus Wars", "The Day the Earth Stood Still", Magic Press, 2009
4 Sito internet (in giapponese), http://toro.2ch.net/test/read.cgi/shar/1336141685/
5 Fascicolo 3 di "L'invincibile Zambot 3 Archives" (allegato al terzo DVD de "L'invincibile Zambot 3", Dynit, 2007), "Intervista a Yoshiyuki Tomino", pag. 4
6 Post di Garion-Oh (Cristian Giorgi, traduttore GP Publishing/J-Pop/Magic Press e articolista Dynit) apparso nel forum Pluschan. http://www.pluschan.com/index.php?/topic/3983-zambot-3-e-daitarn-3-la-luna-e-il-sole/?p=343791
7
8 Vedere punto 6
9 Consulenza di Garion-Oh
10 "Anime Interviews: The First Five Years of Animerica Anime & Manga Monthly (1992-97)", Cadence Books, 1997, pag. 9
11 Fascicolo 4 di "L'invincibile Zambot 3 Archives" (allegato al quarto DVD de "L'invincibile Zambot 3", Dynit, 2007), "Intervista a Yoshikazu Yasuhiko", pag. 4
12 Vedere punto 1, a pag. 14
13 Vedere punto 1, a pag. 15-16
14 Fabrizio Modina, "Super Robot Files: 1963/1978", J-Pop, 2014, pag. 182

31 commenti:

Munzic ha detto...

Infatti le prime puntate non me le ricordo per niente, ma le ultime sono bene impresse nella mia mente di fanciullo: terribili e affascinanti nello stesso tempo.
Non si era mai visto niente del genere in un cartoon, prima di allora.

simone corà ha detto...

Anche mia mamma, sfegatata fan dell'animazione robotica anni 80, se le ricorda bene, mentre io non credo di aver ricordi infantili di questo anime.
(Anche perché, largo all'ironia devastante, nell'81 non ero ancora nato e non so se poi Zambot 3 sia stato ritrasmesso.)

Che intervenga il Mistè per informazioni più dettagliate. :-P

Jacopo Mistè ha detto...

E che informazioni dovrei dare? Come faccio a sapere se tua madre ha visto Zambot 3? XD

Davide che guarda Gundam ha detto...

Questa serie sono riuscito a non vederla mai...O se l'ho vista è passato talmente tanto tempo che l'ho rimosso...

Comunicazione di servizio per il Mistè, ho finito ieri l'ottavo plotone e cominciato 0080, e ho cominciato a procurarmi Z

Munzic ha detto...

azz, simone mi hai fatto sentire vecchio!

hey, mi sono accorto di essere stato il primo a commentare nel Blog!

Ho Vinto Qualche Cosa?! ^_^

Sara ha detto...

Un bacio dalla beta-reader qui presente. *fischietta*
Bene, bene, ragazzi cari, finalmente avete creato il blog e sembra promettere bene. Per la cronaca: io sono nata nell'81, ma sinceramente non ricordo questo anime. Altro discorso merita "La Stella della Senna" che mi piaceva parecchio, ma che l'asilo mi ha impedito di seguire con continuità all'epoca.

simone corà ha detto...

@ Uomo con l'accento sulla e: tu che hai il sapere, Zambot 3 è passato altre volte sui canali regionali? Ecco. Che magari io l'ho visto a quei tempi e non mi ricordo...

@ Munzic: hai vinto una vigorosa stretta di mano.

@ Sara: ossequi.

Jacopo Mistè ha detto...

Che infame, basta farsi una rapida ricerca in rete! Cmq l'unica cosa che so è che è stato trasmesso per la prima volta in Italia nell'estate del 1981, sulla rete privata Tele Reporter. Quindi è stato replicato diverse volte sempre su emittenti private.

Anonimo ha detto...

Ancora oggi, quando lo vedo, mi rimane impresso il finale; non tanto per le morti, ma per il senso di impotenza finale che coinvolge kappeì, incapace di contraddire Gaizok nelle sue affermazioni.
Per me tale serie colpisce lo spettatore, molto più di Evangelion

Davide Di Giorgio ha detto...

Qualche giorno fa mi telefona un carissimo amico, letteralmente scandalizzato dal fatto che a questa serie Jacopo avesse dato un voto per lui così basso. In realtà non la ricordavo bene, così me la sono riletta e devo dire che la trovo ben equilibrata e argomentata.

C'è però un punto che mi ha fatto riflettere, anche alla luce delle chiacchierate che con Jacopo ci siamo fatti e ci facciamo, ovvero il fatto che "lo schema tokusatsu era nato già vecchio ieri e oggi è semplicemente insopportabile". Francamente trovo questo passaggio non condivisibile, semplicemente perché quello schema è figlio del suo tempo e va dunque contestualizzato.

Chiaramente per lo spettatore odierno cresciuto a pane e Gundam sorbirsi il classico combattimento a puntata deve essere una pena infinita, ma a suo modo anche quello ha costituito una tappa di quel percorso che ha permesso al genere di consolidarsi e dunque mi riesce difficile liquidarlo così facilmente. Anche perché, non va dimenticato, parliamo di uno schema che ha tenuto banco per quasi un decennio, quindi non si è trattato di un fenomeno passeggero, ma di un vero e proprio standard e c'è voluto il genio di Tomino per dargli uno scossone. Pertanto condannare qualsiasi serie d'epoca per questo non mi sembra un esercizio produttivo, ma occorre entrare nel merito distinguendo il buono dal meno buono. Zambot a parer mio rientra fra gli abbastanza buoni (onestamente non mi ha mai convinto del tutto, gli preferisco Daitarn 3, con cui c'è una certa specularità). Per capire cosa voglio dire pensiamo ai film muti: oggi sono improponibili, ieri (più di ieri in realtà) erano lo standard e non vanno sminuiti per questo.

Teniamo a mente tutto questo anche per quando affronteremo le serie Nagai/Toei, visto che sarà il sottoscritto a recensirle :-)

Jacopo Mistè ha detto...

Io i film muti li apprezzo eccome (Nosferatu, La Corazzata Potemkin e L'Inferno di Giuseppe de Liguoro rientrano tutti nella mia top ten cinematografica), lì manca solo l'audio ma ogni opera non è mica la copia sputata dell'altra :D

Trollate a parte, ti ringrazio Davide per la precisazione e anche il tuo amico per aver fatto risaltare questa rece, vi rispondo che capisco benissimo la necessità di constestualizzare il fatto che il tokusatsu in quegli anni fosse la cosa più naturale (ma solo in quegli anni: quando è stato resuscitato negli anni 90 per Sailor Moon è imperdonabile, tant'è che su questi lidi quella serie non raggiungerà la sufficienza), e per questo in ogni rece ho sempre cercato di fare presente la cosa.

Rimanenendo però fermo sulla mia opinione che se un capolavoro è tale lo rimane per sempre, ho deciso che negli anni del tokusatsu tutte le serie che recensirò seguiranno questo schema: se per i loro limiti strutturali non riusciranno a coinvolgermi pur avendo elementi narrativi molto interessanti userò un s.v. (come Toriton), se pur con quel canovaccio saranno coinvolgenti lo stesso tanto da superare la sufficienza varrà il normale voto (Zambot 3 appunto), se infine al di là del tokusatsu sono comunque orribili come storia/personaggi allora voto negativo (come farei, immagino, recensendo un improbabile giorno Ginguiser).

Rimane che di certo, non avendo vissuto quegli anni, posso contestualizzare fino a un certo punto le produzioni Toei e Mushi Production: per questo Davide è pronto a eroica immolazione con Mazinghi, Getter e magari Kimba e Principesse Zaffiro vari :D

Ultima cosa Daitarn 3, che sto vedendo in questo periodo e che ho quasi finito: sarà tosto valutarlo visto che di norma la visione la trovo un tedio assoluto, ma ogni tantum ci sono episodi così assurdamente geniali e avveniristici che mi viene da adorarlo. Vedremo!

Gundamaniaco ha detto...

Condivido totalmente il discorso di Davide.
MAI denigrare il passato. E' sbagliato.
Avrei tante altre cose da aggiungere ma poi qualcuno di sicuro mi fucilerebbe. :)

Davide Di Giorgio ha detto...

>Io i film muti li apprezzo eccome (Nosferatu, La Corazzata Potemkin e L'Inferno di Giuseppe de Liguoro rientrano tutti nella mia top ten cinematografica)

Ecco, il punto è proprio questo: tu i film muti li apprezzi perché sai andare oltre i loro limiti intrinseci. Limiti che peraltro, dalle tue parole, devo supporre non percepisci minimamente (e questo è un bene sia chiaro), perché non è solo questione di audio che non c'è. Ma anche di gestualità esasperata, di tempi diversi (dobbiamo anche considerare che oggigiorno è difficile vedere un film muto alla corretta velocità, spesso sono diffusi con i personaggi che sembrano essere stati colpiti da un fulmine e si muovono velocissimi), musica onnipresente eccetera. Questi per molti sono ostacoli insormontabili e portano a bocciare in toto quella produzione ritenendola antiquata e inutile.

Penso sia chiaro dove voglio arrivare: con queste serie va adottato lo stesso atteggiamento di apertura, cercando di distinguere. Per me, ad esempio, c'è una differenza abissale fra una serie come "Il Grande Mazinger" e un "Daikengo" o un "Ginguiser". Eppure lo schema è lo stesso.

Come diceva il saggio: meditate gente, meditate.

Jacopo Mistè ha detto...

Mi rendo conto che l'argomento è un campo minato, ci andrò coi piedi di piombo.

Chiusa la premessa, ammetto che probabilmente non sono il più indicato per commentare opere di quegli anni con quello schema narrativo, perchè non essendo cresciuto in quel periodo non riesco a giudicare quelle produzioni con molta obiettività (per quanto sembri ridicola questa parola).

Ho avuto la fortuna di guardarmi alcuni tokusatsu che, a prescindere dai loro schema narrativo mi sono piaciuti alquanto, pensavo fosse la prova che il valore delle opere grandiose trascende spazio e limiti, ma mi sbagliavo. Proprio finendo la visione di Daitarn 3 mi trovo combattuto: come si leggerà nella recensione di prossima pubblicazione lo trovo assolutamente geniale e avveniristico, ma questo non mi ha impedito di distruggermi di noia durante la visione di tutti e 40 gli episodi. In quel caso dovessi dare un valore che rispecchia il mio gradimento da spettatore del 2011 sarebbe un'insufficienza, da quello degli anni 80 allora capolavoro o quasi. Cosa fare? Semplicemente prendo atto che non riesco ad apprezzare pur sapendo di dover contestualizzare, non è la stessa cosa dei film muti perché, giuro, quelli non mi annoiano per niente, Daitarn 3 e (probabilmente) gli altri robotici dell'epoca sì.

"Penso sia chiaro dove voglio arrivare: con queste serie va adottato lo stesso atteggiamento di apertura, cercando di distinguere."

Ma l'atteggiamento d'apertura non manca, solo che pur lodando le idee, i personaggi, le atmosfere (ma anche tutt'altro, come un budget medio o basso) di una qualsiasi serie non riesco sinceramente ad APPASSIONARMI a 50 e passa ep dove ogni puntata è la fotocopia dell'altra. Limite mio, non ce la faccio proprio se non in rari casi (tipo il Cutey Honey del 73, dove la ripetitività dell'azione è dimenticata grazie all'appariscente estetica di fondali e luci).

Boh non so cos'altro aggiungere, mi sa che le serie storiche di quegli anni le lascio per la maggior parte a te, che almeno riesci ad apprezzarle genuinamente per quello che sono , io ce la faccio solo con quelle Eighties (pensa che il Corà non riesce neanche queste, provate a chiedergli quanto darebbe a Z Gundam o Ideon serie tv).

Alberto Dolci ha detto...

Se posso intervenire nella discussione:io penso che non sia tanto importante QUANDO e' stata prodotta la serie o film, ma come questa abbia retto il tempo, ci sono alcune serie che tuttora sono piacevoli da vedere ed altre molto meno (moltissimi film in binaco e nero delgi anni 50 sono godibilissimi anche oggi... altri riusltano invedibili).
L'esempio di Daitarn 3 calza molto, io lo ricordavo come una serie bellissima, da piccolo non mi perdevo un episodio di Daitarn e urlavo "attacco solare" che era un piacere: ho recuperato recentemente la serie e non riesco a seguire un episodio che sia uno senza skippare parti,inediamoci riconosco ancora che aveva delle idee buone: il robot con la faccia di gomma e il protagonista truzzo sono ottimi! anche la trama sarebbe carina per una serie di 4 puntate! Invece la noia cronica degli scontri e similtudine strutturale degli episodi lo rende quasi insopportabile, Mazinga z di qualche anno prima e' ancora attuale proprio perche' alla fine gli episodi non hanno una struttura fissa, i personaggi si evolvono, il robot non usa sempre la stessa mossa per vincere ecc.Forse bisognerebbe dare due voti a queste serie, un voto visto da un adulto nel 2012 e un voto visto da un bambino degli anni 80 e Daitarn prenderebbe un 4 e un 9! Del resto per chi non e' stato bambino negli anni 80 la valutazione e' davvero diffcilissima.

Lo stesso Zambot3 pur con una storia molto piu' cruda ed un finale piu' originale rispetto a Daitarn, nella struttura episodica e' molto canonico e noioso (se fosse molto breve zambot anche oggigiorno potrebbe essere un gioiellino).

Fatto sta che la maggior parte dei super-robot anni 70/80 risente molto degli anni e ad una visione odierna possono risultare per lo piu' monotoni (due belle eccezioni sono Bryger e Baldios dove la narrazione e' molto piu' avvincente profonda e varia, ed infatti sono serie che all'epoca ebbero scarso successo(soprattutto il Baldios).)

p.s.

beh in ogni caso quando gioco a super robot wars "attacco solare" lo grido ancora.

Jacopo Mistè ha detto...

Io mi limito a non riuscire a "reggere" le produzioni robotiche anni 70, i mecha Eighties perlomeno hanno una trama in continua evoluzione che non mi fa sentire il peso dei combattimenti. Baldios me lo hanno consigliato in molti, mi sa che inevitabilmente dovrò vedermelo.

Su Zambot 3 concordo parola per parola (generalmente palloso anche se la drammaticità della trama lo rende in più punti avvincente), non pensavo invece che Mazinger Z fosse così apprezzabile rispetto a Daitarn 3 visto l'alto numero di episodi...

Alberto Dolci ha detto...

Mettimaola cosi: in ogni episodio di Daitarn abbiamo un meganoide cattivo che e' anche un poveraccio con dei problemi, putroppo pero' ha venduto la sua anima al male e deve essere punito.Banjo fin dal primo episodio e' sempre uguale: figo e invincibile,Daitarn stende sempre il nemico con l'attacco solare dopo avere preso qualche mazzata.E' una roba che piu' o meno fanno anche Zambot3, trider g7 e una lunga serie di robottoni.
Mazinga z e' un precursore e di sicuro ha le su ingenuita'e i suoi filler in ben 92 episodi, pero': Koji all'inizio e' assolutamente incapace di portare mazinga ed e' un inetto totale,solo il fatto che i primi robot del dottor hell sono veramente ridicoli lo fanno sopravvivere,migliorera' poi in seguito.Non e' detto che ci sia un mostro rivale e basta ,spesso i nemici sono tanti e mandati al massacro nei piu' svariati modi,talvolta mazinga non si fa un graffio talvolta esce seriemnte danneggiato perdendo pezzi(in tali casi DEVE essere riparato e il pianeta rimane indifeso), normalmente i robot comprimari servono solo come diversivo, ma non e' detto che Boss o Sayaka ogni tanto non abbattano anche qualche nemico. Mazinga all'inizio non vola e koji per alcuni episodi deve inventarsi cose assurde tipo mettere tette a razzo alle quali agrapparsi (sick!) ad aphrodite. I personaggi nel loro piccolo maturano e si evolvono: insomma, siamo lontani anni luce dalla profondita' di un gundam ma c'e' di che divertirsi. (mi fermo qui che sono sempre logorroico e mi scuso per gli accenti orribili ma purtroppo la tastiera americana e' quello che e')

Davide Di Giorgio ha detto...

La faccenda è molto più complessa di così: "Daitarn 3" è volutamente ancorato a uno schema sempre uguale perché è anche una riflessione sui meccanismi della narrazione basati, per l'appunto, sulla ripetizione. In "Mazinger Z" questo non c'è e non può esserci perché è il punto di origine del filone. Mazinga è classico, Daitarn è postmoderno, è come paragonare Raoul Walsh e Quentin Tarantino :)

Comunque, Jacopo, quello che io voglio dire è che le puntate di questi robot non sono tutte uguali, all'interno di uno schema simie si variava: guardati la puntata "Giovane sangue sulla neve" (sul razzismo) o "Morire giovani" (sul senso di impotenza dei giovani di fronte alla guerra) del "Grande Mazinger" o "L'amore che sbocciò nel cielo" (sugli esperimenti sui prigionieri e gli affetti devastati dalla guerra) di "Ufo Robot Goldrake/Grendizer"
e noterai che al di là del combattimento c'è altro.

Peraltro sulla questione del "peso dei combattimenti"... molta gente queste serie le apprezza proprio per l'azione, la trama non sempre è tutto. Ad esempio io non sono un grande fan di "Danguard" perché - pur nell'innovazione di molte cose presenti nella storia - l'ho sempre trovata debole proprio nella costruzione dell'azione. Bisogna anche vedere cosa ciascuno di noi ritiene importante per valutare un prodotto :)

batou ha detto...

"ma sopratutto i tutto fuorchè intriganti disegni di un acerbissimo Yas, lontani anni luce dalla sua futura prova di Gundam"

In Zambot Yas è "solo" character designer , mentre in Gundam è anche direttore dell'animazione. Per lo stesso motivo anche Raideen è "disegnato" meglio di Zambot.

Jacopo Mistè ha detto...

Raideen non l'ho visto, cosa darei per guardarlo :(
Comunque non ci avevo fatto caso alla cosa di Zambot 3, ora integro e ti ringrazio per la dritta ;)

maurizio ha detto...

mi ricordo solo una cosa di quest'anime: i "cattivi" usavano come bombe esseri umani,ecco forse era un po troppo eccessivo per l'epoca e poi un finale (che come ho detto non ricordo ma in rete si trova tutto)mai visto prima. Forse non sarà tecnicamente esemplare ma è stato sicuramente innovativo

Paolo Cattaneo ha detto...

In realtà Tomino litigò a non finire per questa serie. Probabilmente fin dall'inizio avrebbe voluto dargli il connotato maturo degli ultimi episodi, ma la Asahi (che era la committente della serie) si è messa in mezzo pretendendo un appeal più per ragazzini: le prime 14 puntate fanno davvero schifo (a parte la 1 e la 5). Il flop di ascolti è stato un bene in questo senso, Tomino ha ripreso il timone e ha assoldato tra le altre cose il grande Yoshinori Kanada (che era molto osteggiato per via del suo stile che oggi ha fatto scuola).

Vorrei vedere un remake, dopotutto non capita spesso una serie che affronta l'orrore della guerra contrapponendolo al calore di una famiglia, è un tema che ho ritrovato ben espresso solo in ZOE Dolores, i.

Sam ha detto...

Recensione obbiettiva sulla serie ma di cui non sono d'accorso su alcuni punti: in primis, le puntate di kanada sono le uniche disegnate decentemente della serie, gradevoli ancora oggi ( anche se mi rendo conto che il suo stile o lo si ama o lo si odia senza mezze misure).
Bellissima la penultima.
Le altre puntate sono disegnate uno schifo tragico, compresa la prima ( che non trovo fatta meglio della altre, anzi).

Averei anche da fare precisazioni su Raideen: la sua vera innovazione fu l'introdurre un bello e cattivo come nemico, che avvicinò inaspettatamente il pubblico femminile dando grande popolarità alla serie.
Da lì in poi quasi tutti i robotici di successo ebbero il loro bello , cattivo e tormentato d' ordinanza , in particolare quelli di Nagahama ( che aveva diretto la seconda parte di Raideen ).



Jacopo Mistè ha detto...

Eh, su Raideen ci sono parecchie cose da dire, non ultima la tua precisazione sull'aver inaugurato il personaggio del "cattivo tragico e bello" che soprattutto Nagahama sfrutterà nella sua nota trilogia. Alcune cose le ho citate in altre rece (tipo di Combattler V), altre ancora no. Attendo che qualcuno termini il fansub anglofono della serie (attualmente è stata subbata per metà), che poi me lo divoro e lo recensisco. :)

Sempre grazie per i tuoi commenti e le tue precisazioni!

Sam ha detto...

Prego :)
Ma poi, sinceramente, c'è bisogno di avere un fansub per vedere un anime semplice e ripetitivo come Raideen ?
Io me lo sono visto tutto in giapponese ( come Daioja) e ho capito tutto anche senza capire una cippa di giapponese.... visto un robotico, li hai visti tutti ( tranne certi di Tomino che sono un minimo più cervellotici e rischi di perderti molto se non sai le battute).
Cmq, nel caso non l'avessi vista, la serie si divide in due archi narrativi con 2 distinti nemici, come in Combattler V.
Puoi vedere benissimo il primo , che tanto il secondo bastano pochi episodi fondamentali e non è che ti perdi gran chè ( anzi, come Combattler, il cambio di nemici abbassa l'interesse per la serie che diventa uguale a mille altre del periodo)

Paolo Cattaneo ha detto...

Come dice Sam, Kanada fu quello che realizzò le puntate migliori (cito anche la 5 e la stessa 14, dove inaugurano gli uomini bomba) e lo stesso Tomino quando vide le sue capacità distintive decise di non imporgli nessuna costrizione, a differenza di quanto faceva con altri key animator.
Piuttosto, vorrei davvero sapere chi disegnò le altre puntate, specialmente la prima, che ha i disegni più sproporzionati che abbia mai visto, roba quasi impensabile per gli standard rigorosi del giappone.

frizio ha detto...

avendo appena acquistato il soc bandai me lo son voluto riguardare:son d'accordo con la recensione,l'unico appunto già accennato da altri è sulla qualità del primo episodio,brutto come il resto della serie.
Ad esser precisi ho trovato i 23 episodi divisi in 3 fasce di qualità:quelli brutti come circa i primi 16/17,poi quelli fatti un po'meglio come i rimanenti e infine quelli spettacolari curati dall'animatore già citato nei commenti precedenti.
Immagino sia lo stesso animatore di daitarn o cmq uno che ci ha lavorato sopra,si vede proprio il tocco personale.Gli episodi in questione sono il 5,10,16 e 22(penultimo).
Un'altra peculiarità che ho trovato in zambot è il fatto che il robot non è solo durante il combattimento ma viene aiutato in "remoto" dal king liar(mi pare si chiami così),il cui computer scansiona ed esamina il robot avversario trovandone il punto debole.
Non so se è una novità di zambot o se già presente in qualche robottone precedente.
Cmq il finale mi è sembrato un po' ripetitivo,coi sacrifici dei familiari che seguono uno dopo l'altro,mentre l'episodio che mi ha + colpito è stato "kappei e aki",veramente non mi sarei mai aspettato una crudezza del genere da un anime "x bambini".....

Jacopo Mistè ha detto...

Quella di Zambot 3 è una delle primissime (la seconda, forse) recensioni che ho scritto. Inutile dire che di Z3 non ricordo assolutamente nulla, rivederlo sarebbe come un'esperienza nuova per me. Ho aggiunto nel tempo info e curiosità, ma su disegni e animazioni è quasi un buco nero. :)

Francesco Romani ha detto...

Recensione curiosa. Parte per dare punti a favore alla serie, ma poi di botto prova a "distruggerla". Boh!
Non posso che quotare tutto o quasi quello che ha detto Davide! Poi da piccoli il solito scontro alla maggior parte piaceva! XD Chiaro che crescendo alla lunga stanca e la gente vuole altro. Va detto all' epoca a proposito cos' è successo come si sa con Gundam e Baldios che hanno provato a discostarsi chi più chi meno dalla formula... XD
riguardo la serie in se, anch' io gli preferisco Daitarn, ma non si possono non notare i punti a favore. I protagonisti sono discendenti di alieni e quindi figli di immigrati di tot generazione che non vengono sempre acclamati. La popolazione di solito unità quindi è divisa e poi almeno lo scontro finale non è la solita puntatella e basta, ma sono tre puntate ad ampio respiro.
Non mi aspettavo delle critiche così "cattive" comunque sulla serie nei commenti XD. Io tutto sto disegno indecente non ce l' ho affatto visto. Boh!
Vero che all' epoca anno prodotte copie di copie, ma onestamente visti uno, visto tutti è il solito luogo comune come ce ne sono purtroppo a iosa! Boh!
Tornando a Z3, se non erro ha inaugurato le serie robotiche di Nagoya TV che sono durate 10-11 anni, quindi un buon punto di partenza!
Poi per carità, evitiamo di mettere Daitarn tra i luoghi comuni. Benjo sarà anche figo, ma a volte fa la figura del pollo. Vogliamo ricordare quando la tipa gli preferisce il meganoide che non è il top in quanto a bellezza. XD Si passa da umorismo slapstick con il Daitarn che fa le faccine ad una drammaticità bella tosta. E comunque i meganoidi non sono visti come cattivi tout court. Ricordiamo a proposito la puntata dell' amore come la chiamo io dedicata alle coppie meganoidi XD. Leggere che DIII è sempre la solita solfa fa veramente "male". Perché se lo è sta serie, le altre che sono, minestroni iperiscaldati? XD
Inizia come 007, ci mette film di kung-fu, storie d' amore, combattimenti da commedia, altri drammatici, avventura, musica...
Io mi diverto a riguardarlo ancora oggi, altro che la solita storia di "quando eravamo piccoli" ecc. che ormai trovo che abbia stancato con rispetto parlando XD.
L'unico limite della serie è un finale che avrebbe dovuto avere come durata due o tre puntate come altre, non una!
E poi è davvero molto ironico con il Daitarn pilotato da cani e porci XD

"(due belle eccezioni sono Bryger e Baldios dove la narrazione e' molto piu' avvincente profonda e varia, ed infatti sono serie che all'epoca ebbero scarso successo(soprattutto il Baldios).)"

Ci troviamo nel post-80 però in questo caso in cui si provava a variare. Bryger sicuro? Ebbe degli spin-off mi pare.

"visto un robotico, li hai visti tutti ( tranne certi di Tomino che sono un minimo più cervellotici e rischi di perderti molto se non sai le battute)."

Non concordo. "Daltanius" e "Trider G7" meritano per motivi diversi! XD La storia inusuale dei cattivi il primo e la comicità e i personaggi il secondo! Cioè, una commedia scolastico-aziendale con robottone! lol XD Comunque sono sempre Sunrise! XD

"(due belle eccezioni sono Bryger e Baldios dove la narrazione e' molto piu' avvincente profonda e varia, ed infatti sono serie che all'epoca ebbero scarso successo(soprattutto il Baldios).)"

Ci troviamo nel post-80 però in questo caso in cui si provava a variare. Bryger sicuro? Ebbe degli spin-off mi pare.

"visto un robotico, li hai visti tutti ( tranne certi di Tomino che sono un minimo più cervellotici e rischi di perderti molto se non sai le battute)."

Non concordo. "Daltanius" e "Trider G7" meritano per motivi diversi! XD La storia inusuale dei cattivi il primo e la comicità e i personaggi il secondo! Cioè, una commedia scolastico-aziendale con robottone! XD Comunque sono sempre Sunrise.

Francesco Romani ha detto...

Ah, vorrei citare anche "Gordian"! A dir la verità, non so neanche se si possa citare appieno come robottone perché siamo più dalle parti dell' armatura robotica. Boh! Comunque è una serie che si sviluppa mano a mano proponendo scenari variegati e sottotrame. Contemporaneo di Gundam, non dico sia ai suoi livelli, ma trovo sia un po sottovalutato.

Jacopo Mistè ha detto...

"Recensione curiosa. Parte per dare punti a favore alla serie, ma poi di botto prova a "distruggerla". Boh! "

Faccio sempre così quando una serie importante non mi piace: prima si parte con gli elogi, e poi con i difetti!
Zambot 3 però a me piace, quindi evidentemente la cosa non traspare benissimo dallo scritto.

"Vero che all' epoca anno prodotte copie di copie, ma onestamente visti uno, visto tutti è il solito luogo comune come ce ne sono purtroppo a iosa! Boh!"

Mah, non vale per tutte le serie, ma ritengo che per la maggior parte di esse sì. Almeno per quello che riguarda gli anni '70 e i cloni di Mazinger Z e Combattler V.

Tutte le critiche che stai confutando a Daitarn 3 dove le hai prese? Nella mia recensione apposita lodo parecchio la sua originalità (anche se nel complesso lo trovo invecchiato in altro, nelle solite cose insomma...).

Bryger effettivamente ebbe un ottimo successo ottenendo i due seguiti. Baldios fu un flop devastante.

Daltanious, infine, lo ritengo discreto ma è comunque troppo un riciclo senza idee della triade precedente Combattler/Voltes/Daimos.

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