lunedì 29 febbraio 2016

Recensione: Crusher Joe - The Ice Prison

CRUSHER JOE: THE ICE PRISON
Titolo originale: Crusher Joe - Hyouketsu Kangoku no Wana
Regia: Toshifumi Takizawa
Soggetto: (basato sui romanzi originali di Haruka Takachiho)
Sceneggiatura: Yoshitake Suzuki
Character Design: Yoshikazu Yasuhiko
Mechanical Design: Shoji Kawamori, Yasushi Ishizu
Musiche: Keiichi Oku
Studio: Sunrise
Formato: OVA (durata 59 min. circa)
Anno di uscita: 1989


Fumata nera per il primo dei 2 OVA che tra il febbraio e il giugno del 1989 hanno proseguito le avventure fantascientifiche dei Crusher, già approdate in animazione nel bello ma sfortunato lungometraggio del 1983, purtroppo accolto, come sappiamo, tiepidamente dal pubblico. Sei anni dopo, Sunrise è disposta a concedere una seconda possibilità alla saga cartacea di Haruka Takachiho di avere un senso nella Nona Arte, ma non servirà a nulla: lo sceneggiatore Yoshitake Suzuki fallisce clamorosamente nella scelta del tipo di storia da raccontare agli otaku, decretando così, sin dalle premesse, il fallimento di entrambi i video e la fine definitiva della saga in questo formato. Non è cattiveria ammettere che l'attrattiva maggiore del film di Yoshikazu Yasuhiko consisteva nella natura action-packed del prodotto, inteso come un disimpegnato giocattolone pirotecnico pieno di avventura e azione superbamente coreografate e confezionate: si rimaneva rapiti dalla gestualità, dall'espressività e dai movimenti compiuti dagli eroi durante le infinite sparatorie e acrobazie che li vedevano protagonisti, più che da chissà quali argute personalità, dalle splendide ambientazioni più che da un intreccio chissà che elaborato, e questo spensierato spirito caciarone ben si accompagnava ai pittorici, bellissimi e tipici disegni del regista, che trovava anche il tempo di curare personalmente il tutto nella sua mansione di direttore dell'animazione. Peccato, quindi, che nulla dei grandi elementi vincenti del prequel ritorni in The Ice Prison.

La storia, in primo luogo, sfrutta pochissimo le idee di spettacolarità fracassona, rivelandosi molto dialogata, molto verbosa, fin troppo seria nelle intenzioni per avere senso con quei dialoghi e quelle basilari caratterizzazioni. Il tirannico governo di Kirius ha serie difficoltà a gestire i disordini causati dalla popolazione in cerca di rivendicazioni democratiche, e per questo, per darsi una sorta di parvenza di moralità ai loro occhi, assolda i Crusher per salvare dei prigionieri politici che lavorano nelle miniere di ghiaccio dell'asteroide Devli, che ha appena iniziato una discesa nell'orbita di un pianeta sottostante e rischia di distruggersi. A Joe e compagni spetterà il compito di risolvere tutto, anche se non immaginano, ovviamente, che in realtà le cose prenderanno una piega diversa. In quest'episodio, combattimenti spaziali e sparatorie sono presenti in numero minimale, giusto una decina di minuti totali di girato: il resto del minutaggio consiste in mille didascalismi, primi piani, dialoghi e quant'altro serva a mandare avanti la trama senza mostrare animazioni. Non che ci si aspetti chissà che storie intricate in Crusher Joe, ma se i protagonisti continuano a essere delle figure di cartone, a che pro una storia che li vede principalmente parlare e basta? Deleteria fin dalle intenzioni l'idea di creare un intero OVA che ruoti attorno a una trama così "tranquilla", e ancora peggio realizzarla con un budget distantissimo da quello mastodontico del film.

Tecnicamente, The Ice Prison ricorda decisamente i classici OVA a medio/basso budget degli anni '90 fatti con pochi mezzi e si presta idealmente a riassumere tutti i loro problemi: animazioni altalenanti, discrete nelle scene d'azione e modestissime in quelle dialogiche (anche scarse); fondali sbrigativi e fatti al risparmio, realizzati con una tale superficialità da ispirare antipatia; colori smorti e deprimenti e infine la scelta di un chara design fighettoso e dalle proporzioni realistiche, scelta di per sé legittima se non fosse che in questo caso rinnega il tratto poeticamente essenziale e famosissimo di Yas a favore di un bizzarro punto di incontro, gradevole da vedere ma davvero privo di qualsiasi personalità. Una tristezza. Si salva giusto la colonna sonora, nuovamente orchestrale - per quanto non certo memorabile nella qualità delle composizioni. Con queste credenziali, facile capire perché diventi particolarmente monotono reggere un'ora di noiose chiacchiere, disegni snaturati e poco curati, animazioni carenti, regia anonima e pochissima azione (magari fatta anche male), pensando a quanto era bello, nella sua semplicità e in tutta la sua foga spettacolare, il lungometraggio.



I telefonatissimi (quasi indegni) sviluppi della trama e l'anticlimax finale chiudono quindi nel modo peggiore un episodio che doveva simboleggiare la rinascita di Crusher Joe ma che, invece, contribuisce ancor più ad affossarlo.

Voto: 5 su 10

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