lunedì 13 luglio 2015

Recensione: Knights of Sidonia - Battle for Planet Nine

KNIGHTS OF SIDONIA: BATTLE FOR PLANET NINE
Titolo originale: Sidonia no Kishi - Dai-kyū Wakusei Seneki
Regia: Hiroyuki Seshita
Soggetto: (basato sul fumetto originale di Tsutomu Nihei)
Sceneggiatura: Sadayuki Murai
Character Design: Yuki Moriyama
Musiche: Noriyuki Asakura
Studio: POLYGON PICTURES
Formato: serie televisiva di 12 episodi (durata ep. 24 min. circa)
Anno di trasmissione: 2015


Era lecito temere molti fattori, in fondo erano altissime le probabilità che la trasposizione di Knights of Sidonia (2009) affondasse a causa di un male a caso che solitamente affligge qualsiasi trasposizione animata di una manga ancora in corso, ma che fosse proprio la sceneggiatura a distruggere quanto di buono era stato costruito nella prima stagione del 2014 era cosa abbastanza imprevedibile: solo si fosse potuto scommettere su un elemento che avrebbe resistito alle pressioni e ai delicati equilibri tra qualità e istruzioni produttive, la penna di Sadayuki Murai sarebbe stata indiscussa gemma e garanzia di sicurezza di un’opera già di suo di grande fascino, in grado di coniugare fantascienza robotica e horror come raramente si è visto in animazione. Eppure, sono proprio le enormi mazzate narrative a frantumare di episodio in episodio quel godibilissimo meccanismo fatto di battaglie tra giganti robotici e alieni lovecraftiani, avvicinando quindi la versione animata a certa pochezza dialogica e psicologica di cui già soffiva la versione cartacea.

È un notevole punto interrogativo che pesa disgraziatamente su tutto quanto, Murai preferisce spingere sulla direzione harem e slice of life, argomenti che in precedenza erano stati solo accennati o sfruttati intelligentemente per giustificare certe peculiarità dello scenario apocalittico creato da Tsutomu Nihei, abbandona quasi interamente i combattimenti spaziali relegandoli a poche parentesi di inutile e sbrigativa fattura per concentrarsi sulla noiosa vita di tutti i giorni di un personaggio come Tanikaze Nagate, che già in partenza appariva zoppo e poco interessante nella spiccia caratterizzazione sfigata attribuitagli. Poteva essere un’intrusione o un diverso insolito e dal grande potenziale, si potevano sviscerare le difficoltà giornaliere di una vita vissuta con una costante minaccia annichilente, ma gli standard narrativi su cui poggia le quotidianità del protagonista sono scarsi e ripetitivi, basati esclusivamente su un triangolo (o meglio, un rettangolo) amoroso i cui vertici rimangono costantemente fissi e immutabili, rendendo di fatto nulle e dall’importanza prossima alla zero tutte le puntate dedicate a lui, Izana, Yuata e l’ibrido Tsumugi.

Le atmosfere opprimenti e disperate della stagione uno vengono quindi sostituite da una solarità sciocca e bambinesca fatta di gag che non fanno ridere, malintesi che non producono imbarazzo, atteggiamenti provocatori che generano solo fastidioso fanservice, e in generale tutto viene appiattito da una mancanza di idee anche nella costruzione stessa di queste (lunghe, lunghissime, infinite) intromissioni personali: nessuna traccia stuzzicante con cui poter ridere degli equivoci, nessun accenno che porti a simpatizzare con personaggi che non si smuovono di una virgola dalle loro postazioni rigide e frigide, e soprattutto nessuna relazione con le tragedie che comunque continuano ad accadere nello spazio, nonostante la presenza sulla carta singolare di Tsumugi e del suo essere allo stesso tempo alieno, umano e mecha, e pertanto curiosissima di scoprire come funziona la normale realtà. L’ansia, l’attesa, lo sconforto, il dolore per un body count senza eguali sono ora temi lontani, accessori, di nessuna importanza, in quanto prevalgono i sorrisi, le faccette arrabbiate, le smorfie di dispiacere e i tratti kawaii: ciò infatti che più innervosisce è la scomposizione brusca e inverosimile tra la violenza tragica e colma di morti della lotto contro i Gauna, stilizzata in un’ormai semplice quotidianità, e l’insulsa leggerezza dei problemi casalinghi di Tanikaze fatta di piatti da lavare, letti da spartire e vestiti da scegliere. E di conseguenza anche la trama orizzontale si sfilaccia e perde di consistenza, scolorendo in maniera approssimativa e di vaga pericolosità la minaccia iniziale, lasciata poi a se stessa, e arrancando, quasi come fosse un lotto di episodi interlocutori creati per riempire il tempo, verso una parte finale ancora una volta aperta a una (probabile dato l’annuncio della conclusione del manga) terza stagione dove poter tirare tutti i fili.   


Siamo oltre la decenza, interi episodi gettati via e che vanificano la presenza, a questo punto occasionale e fortunata, di grandi combattimenti spaziali (addirittura stupefacente la quarta puntata, interamente dedicata a uno scontro con un colossale Gauna, gestito con gran dispendio di strategie militari e proiettili laser) e abissali scenari d’orrore purtroppo sprecati perché economicamente secondari alla vera natura di questa seconda serie. Non serve quindi che il neoentrato regista Hiroyuki Seshita tenti nuove strade, agevolato anche da una più malleabile CG, creando eleganti piano sequenza o furiose dribblate durante le sparatorie, occupando lo schermo intero con Gauna sempre più tentacolari e deformi e frustandolo con la feroce bellezza della Tsumugi guerriera: ogni sforzo visivo e atmosferico soccombe alla mortificante lentezza del plot sentimentale, tanto che non vale neanche la pena apprezzare il miglioramento delle animazioni e la glaciale attrattiva dei volti lunghi e pallidi dei personaggi.

Il peggior ritorno possibile per una delle più belle sorprese della primavera 2014.

Voto: 4 su 10

PREQUEL
Knights of Sidonia (2014; TV)

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