lunedì 7 aprile 2014

Recensione: KILL La KILL

KILL LA KILL
Titolo originale: KILL La KILL
Regia: Hiroyuki Imaishi
Soggetto: Trigger
Sceneggiatura: Kazuki Nakashima
Character Design: Sushio
Musiche: Hiroyuki Sawano
Studio: Trigger
Formato: serie televisiva di 24 episodi (durata ep. 24 min. circa)
Anni di trasmissione: 2013 - 2014

 

Primo progetto televisivo del neonato studio Trigger, fondato nel 2011 dal regista d'oro di GAINAX, Hiroyuki Imaishi, e il collega Masahiko Ohtsuka, KILL La KILL è ora la serie televisiva sulla bocca di tutti, pompata da un immenso hype e che sicuramente tornerà a far parlare di sè nei prossimi tempi con manga, film riassuntivi e ogni altra amenità. E come molte opere di successo a tavolino, create fin dal principio per far parlare di sè, offre il fianco a tante, tante di quelle critiche che è quasi incredibile l'enorme popolarità che ha riscosso, solo perché "figlioccia" dell'altrettanto importante successo di costume Gurren Lagann, da cui riprende il design "cartoonesco" e deforme, il regista e la sceneggiatrice principale. Ma KILL La KILL, pur con alcuni innegabili meriti, è una visione semplicemente pesantissima, capace di sprofondare lo spettatore, nelle fasi avanzate della storia, in un abisso apatico raramente eguagliato.

A scanso di equivoci, non si sta parlando di un titolo che vuole prendersi sul serio: l'opera è completamente disimpegnata, ponendosi per l'ennesima volta (contando i "trascorsi" GAINAX dello staff) come parodia/omaggio a stili, tendenze e mode assimilati negli ultimi anni dall'animazione, in particolar modo quella action. Il soggetto non può che essere esilissimo, derivativo dai classici Mazinger Z e Kekko Kamen di Go Nagai: la scatenata Ryuuko Motoi riceve in eredità dal nonno morente, ucciso da un misterioso sicario, una potente arma (un incrocio fra una forbice e una spada), apprendendo che la soluzione del mistero risiede nella gigantesca città-stato-accademia di Honnouji, gestita con pugno di ferro dal consiglio studentesco a cui fa capo la carismatica spadaccina Satsuki Kiryuin. Per scoprire che fine ha fatto l'altra arma complementare creata dal nonno, e apprendere chi è stato ad assassinarlo, Ryuuko dovrà sconfiggere tutti i club della scuola fino ad arrivare a Satsuki. Le armi di combattimento della storia sono uniformi speciali, di svariate tipologie di classi, che donano inauduti super-poteri a chi le indossa: per affrontare i vari uomini di Satsuki anche Ryuuko, oltre alla spada-forbice, dovrà adeguarsi a indossare una battle-suit. Nel suo caso sarà un (s)vestito senziente e porcellone, Senketsu.

KILL La KILL, senza nessuna pretesa narrativa, vuole porsi come un one-man show di Hiroyuki Imaishi, pronto a replicare, da Gurren Lagann, la sua regia indiavolata e funambolica. Il primo episodio è emblematico: una sarabanda di animazioni spacca-mascella, continuative e di una fluidità sconvolgente, si sposano con un ritmo freneticissimo (vola da una sequenza all'altra uccidendo le lungaggini), inquadrature vertiginose e straordinarie idee visive, basate su sangue che sprizza a geyser in deliri plasmatici, titoli di armi/trasformazioni/power-up affidati a enormi kanji rossi che occupano quasi tutto lo schermo, trasformazioni e "vestizioni" che avvengono in un'orgia di colori e chiccherie, etc. Il talento dell'artista nello strabiliare l'occhio è fuori questione, per tutta la durata della serie non manca di sfoderare sequenze d'azione stupefacenti, post-moderne, con esplosioni e distruzioni che frantumano lo schermo in mille pezzi, armi che stridono facendo tremare le pareti, lottatori che partecipano agli scontri altrui buttandosi nella mischia in modo improvviso e urlato, mazzate di una fisicità possente e battaglie acrobatiche, dalle coreografie sempre più creative e impossibili (palle da tennis assassine, amplificatori musicali che esplodono in onde d'urto da 100.000 hz, armature biologiche, informatici che lottano da dentro il cyberspazio etc, ogni follia umanamente concepibile), che hanno luogo in terra come in cielo, filmate da ogni altezza, luogo e angolatura possibile. Il solo lavoro di Imaishi costituisce la forte autorialità del titolo. A contribuire ulteriormente alla riuscita grafica è il deforme, colorato e altrettanto stiloso chara design di Sushio, che come in Gurren Lagann sembra essere il più adatto a venire valorizzato dalla direzione del regista, eccellente anche nel caratterizzare tutti i combattenti con look, pose e uniformi/armature carismatiche, ispirate alle mode e al folklore action, degne di un picchiaduro. Questa perizia basta e avanza a determinare come KILL La KILL sia destinato a fare scuola, tanto che i numerosi inserti ecchi (poppe e mutandine sbandierate in ogni dove e quando, le succintissime uniformi da combattimento di Ryuuko e Satsuki, ambigui rapporti sensuali fra questa e sua madre etc.) si potevano anche evitare, non aggiungono niente limitandosi a volgarizzare il contesto per far presa sul solito target otaku.


Esteticamente, KILL La KILL farà clamore. In ogni altro aspetto, è un fallimento. Ventiquattro episodi sono odiosamente troppi per un simile, totale vuoto narrativo, ampiamente prevedibile in ogni risvolto e che inciampa anche nella banalità di riciclare nel suo plot gli stessi colpi di scena fondamentali di Gurren Lagann (non certo inventati da GAINAX nel 2007, ma la sensazione di déjà vu scorre potente visto che buona parte del pubblico di KILL La KILL lo guarda  proprio perché ha amato il predecessore). A complicare le cose, la serie scade anche nella pochezza di un budget inadatto alle ambizioni: come facevano spesso i suoi predecessori nelle produzioni animate degli anni '70 (ad esempio Osamu Dezaki in Aim for the Ace!, citato anche visivamente nella figura di Mako, odiosa amica del cuore dell'eroina), Imaishi fa di tutto per sopperire ai scarsi fondi con le sue capacità registiche, ma senza riuscirci, perché la serie è una continua altalena fra tecnicismi superlativi e sequenze statiche affidate a inquadrature fisse, ricicli di animazione e gif. Il livello di spettacolarità dei dettagliati disegni è un buon specchietto per le allodole, ma crolla vistosamente quando la storia, più o meno a 1/3 del suo sviluppo, inizia a porre il suo unico interesse su infiniti combattimenti che mettono in piena luce il problema. Impostare il senso di un'opera sul solo estro registico di un genio non è una cattiva idea, ma non certo nell'ambito di un genere narrativo che prevede inevitabilmente un sacco di soldi, come l'action. Viene fuori, come in questo caso, solo una serie d'azione dove l'azione è spesso inguardabile: che concetto di intrattenimento si può perseguire offrendo combattimenti scattosi e mille gif? Il citato, primo fantasmagorico episodio è quasi un unicuum, raramente si rivedranno quei livelli, già la seconda puntata è più o meno imbarazzante (un tripudio di inserti flash e minimali spezzoni animati). I problemi di mancanza di yen, quando iniziano a farsi sentire, non abbandonano più la visione fino alla fine, decretando uno dei motivi più importanti del fallimentare risultato finale. Sarebbe bastato ridurre la durata della serie da 24 a 12/13 episodi per evitare di disperdere troppo i fondi, magari evitando di sprecare intere puntate a sviluppare l'insignificante "trama", ma la lungimiranza evidentemente non ha pagato in casa Trigger.

Anche a livello di umorismo, sfortunatamente, KILL La KILL è fonte più di dolori che gioie. Inizialmente il solito apparato citazionistico di tradizione GAINAX, la creatività di alcune avventure demenziali/satiriche e svariate, riuscite idee comiche (l'immancabile recap, narrato sotto forma di velocissimo riassunto orale; la rivelazione su chi sono i veri nemici da battere che minacciano la Terra; l'organizzazione partigiana di nudisti e le loro esilaranti macchine da guerra; power-up mai così infiniti) sono fonte di risate spontanee, di soddisfazione per una parodia del genere action molto allegra e ispirata. Peccato si tratti di elementi sparuti e che spariscono poco tempo tempo. Le successive quindici puntate replicano ad eternum le stesse cose, 2/3 idee che fanno sorridere la prima volta, poi diventano indifferenti e infine snervanti e odiose: gli onnipresenti siparietti petulanti di Mako; le gag della sua famiglia che non fa altro che mangiare; gli spogliarelli del capo dei nudisti; le luci violacee che evidenziano i punti "critici" della sua nudità, le facce buffe di uno dei sottoposti di Satsuki... A metà visione, le non-animazioni nei combattimenti e l'odio per gag viste milioni di volte portano a una noia terribile, a non vedere l'ora che la serie finisca. A questo punto non saranno le puntate finali, che estremizzano l'azione a livelli apocalittici degni dei fasti di Gurren Lagann e Diebuster, a fare la differenza e a riscattare una visione tra le più mortifere del 2013.


Si può capire come a più di qualcuno il magnetico carisma grafico/registico di KILL La KILL, i suoi personaggi cliché volutamente estremizzati, la fantasia negli scontri e la filosofia action "urlatissima" e iper-potenziata possano piacere molto o addirittura tantissimo, così come l'opera di dissacrazione del genere. Ma francamente, pur ammettendo tutte queste cose, chi scrive non se la sente di dare anche solo una sufficienza stentata a un prodotto che, stiloso quanto si vuole, per gran parte della sua durata è un totale vuoto empatico, la suprema voglia di spegnere lo schermo.

Voto: 5 su 10

8 commenti:

Maurizio ha detto...

Premetto che non conosco l'opera in questione, ma leggendo questa recensione trovo tante similitudini con quello che ho provato io alla fine della visione di FLCL: un prodotto estremamente curato ma senza nessuna trama logica.
Sinceramente non credo lo metterò in lista da guardare

Jacopo Mistè ha detto...

FLCL e Kill la Kill non sono propriamente la stessa cosa.
Il primo è nonsense/ermetico e va interpretato, il secondo è chiaro e linearissimo, una storia action che parodizza all'estremo gli stereotipi del suo genere. Ma narrativamente rimane il Vuoto narrativo, registicamente divino ma fatto con pochi soldi.

Maurizio ha detto...

Grazie della precisazione

Simone Corà ha detto...

Vero, FLCL è una continua sperimentazione di stili, umori e generi con un comico demenziale prevalente, ma la trama è un insieme di mille cose che percorrere altre mille strade e alla fine ti dà mille spunti per trarne una tua interpretazione (cosa che può piacere o meno, certo).

Kill la Kill purtroppo è solo regia stratosferica su una storia inesistente e tirata esageratamente per le lunghe... :(

Giorgio Boccola ha detto...

Personalmente KIll la Kill non è affatto male. Inteso come prodotto di puro intrattenimento.
A livello tecnico le ristrettezze di budget, per quanto evidenti, non sono fastidiose: a mio parere perché in parte controbilanciate da sequenze mozzafiato, e perché spesso dissimulate con inserti che sembrano fumetti. Inoltre alternare parti frenetiche fino all'esasperazione ad altre più statiche, per quanto forse scelta non voluta, permette di riposare gli occhi, riordinare le idee riguardo alla magniloquenza appena vista e crea un sorta di ritmo, di attesa, di "tensione", se mi viene passato il termine improprio.
Per quanto riguarda trama e humor, a mio parere non c'è nulla che non vada: sono qualcosa di demenziale, inverosimile e dal ritmo sarratissimo, per quanto prevedibile. Voglio dire, non si prendono sul serio nemmeno per quanto riguarda i kanji rossi che compaiono sullo schermo: ad un certo punto Nui Harime (la Gran Courtier) ci si appoggia!
Per quanto mi riguarda si può creare una storia ed un'ambientazione di base il più scontate, semplicistiche e demenziali possibile, a condizione che l'intreccio, nel corso del suo svolgimento, vi si attenga coerentemente e non le snaturi.
Kill la Kill secondo me riesce a fare proprio questo, parte con un primo episodio dal ritmo indiavolato, personaggi stereotipati e soluzioni narrative assurde,e porta avanti tutte queste premesse fino alla fine (un'enorme nave-lama per tagliare la Biofibra Primordiale, srsly?).

Jacopo Mistè ha detto...

Niente da dire, hai esposto il tuo pensiero e lo rispetto. Capisco perfettamente come Kill la Kill si possa prestare a spaccare il pubblico, sta alla sensibilità di ciascuno divertirsi o meno con il suo umorismo e la voluta assurdità della sua trama soprassedendo (o meno) sul low budget. :)

Anonimo ha detto...

temo un nuovo Panty and Stocking with Gatherbelt

Simone Corà ha detto...

No, purtroppo è tutt'altra cosa.

P & S era la sublimazione dell'esasperazione comica Gainax che Imaishi aveva già portato alle stelle con Gurren Lagann, era pura parodia sostenuta da idee grandiose e un'inventiva fuori dal comune. Kill la Kill è soltanto grande, impressionante regia, ma è cosa che, senza uno straccio di storia o quantomeno la mancanza di qualsiasi tipo di variazione nelle puntate, annoia da morire.

Poi, certo, se P & S non ti è piaciuto, Kill la Kill potrebbe fare anche per te... :-)

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