lunedì 11 novembre 2013

Recensione: L'attacco dei Giganti

L'ATTACCO DEI GIGANTI
Titolo originale: Shingeki no Kyojin
Regia: Tetsuro Araki
Soggetto: (basato sul fumetto originale di Hajime Isayama)
Sceneggiatura: Yasuko Kobayashi
Character Design: Kyoji Asano
Musiche: Hiroyuki Saano
Studio: Production I.G
Formato: serie televisiva di 25 episodi (durata ep. 24 min. circa)
Anno di trasmissione: 2013
Disponibilità: edizione italiana in DVD & Blu-ray a cura di Dynit


Decimati dai mostruosi Giganti, esseri ciclopici che si cibano di carne umana, i pochi uomini rimasti vivono all’interno di una città-stato protetta da tre colossali mura concentriche e difesa da un gruppo di soldati addestrati. Dopo un secolo di pace, l’apparizione di un Gigante alto 60 metri distrugge la muraglia più esterna: le creature invadono la città e creano il caos. Tra i sopravvissuti, Erin, Mikasa e Armin decidono di entrare nelle guardie della città giurando vendetta.

Qualcuno fermi Tetsuro Araki. Certo, sono lontani i tempi di Kurozuka (2008), quando il talentuoso regista non si poneva limiti e scriveva da solo i salti mortali che avrebbe poi diretto, così come è chiaro che il successo di Death Note (2006), dove la sua smisurata abilità gli permetteva di dare carattere, ritmo e autoralità a una trasposizione animata ardimentosa, lo abbia spolpato di una visione personale che poteva dire molto, moltissimo nell’animazione sci-fi/horror, ma un qualche riscatto ero lecito pensarlo dopo un fallimentare High School of the Dead (2010), pura commercialata lucrativa, e soprattutto dopo il catastrofico Guilty Crown (2011), che ancora una volta mirava al grande pubblico e alla critica spicciola senza fare alcuna fatica. E invece lo ritroviamo a capitanare l’ennesimo boom calcolato a tavolino, con una Production I.G. che non bada a spese pur di animare la strepitosa popolarità del manga d’esordio del giovanissimo (classe 1986) Hajime Isayama: L’attacco dei Giganti viene pompato a dismisura, l’hype trabocca le regole del buon senso su una simile, palese, inutile operazione mainstream, ma nessuno sembra rendersi conto che, già dovendosi basare su un materiale di base mal scritto e ingenuo, alla sceneggiatura ci sia Yasuko Kobayashi, che già non aveva reso proprio memorabile il potenzialmente bellissimo Kyashan Sins (2008).

E infatti, tolta la doverosa bellezza grafica, la dinamitarda regia e il fascino scaturito dalla potenza visiva di questi giganti pachidermici e cannibali che vagabondano senza meta, L’attacco dei Giganti crolla già nelle prime puntate a causa di uno script urticante, una sceneggiatura inutilmente involuta che ambisce a psicanalizzare i tanti personaggi senza avere, 1) le capacità narrative per farlo, e semplicemente 2) dimenticando il carattere action di una storia come questa, che paradossalmente sembrerebbe scritta su misura proprio per Araki (il complicato e impossibile meccanismo per volare, tanto per fare un esempio, è una giapponeseria shonen che solo un regista così bravo nel dare credibilità alle tamarrate poteva rendere possibile). Il continuo ricorrere a flashback poco interessanti e lo smarrimento dato dalla differenziazione dei punti di vista narranti crea infatti una lentezza smisurata nella progressione degli avvenimenti, frantumando il ritmo e la forza visiva che Araki imprime in ogni inseguimento e in ogni battaglia. Il totale squilibrio tra sceneggiatura e regia si avverte in maniera forzata e insistente, non c’è momento in cui la storia giri bene, o si presenti di semplice linearità per mostrare una naturale successione di eventi: tutto è tortuoso, complesso, farraginoso e soprattutto pesante, pesante da morire, perché le intrusioni psicologiche, gli incessanti sproloqui mentali dei protagonisti non escono mai da una modalità sempliciotta e superficiale nonostante ci siano tonnellate di argomenti per far scaturire riflessioni interessanti. La tensione nel vivere con una minaccia tanto mostruosa a pochi passi da casa, le difficoltà dell’addestramento militare sin da piccoli, l’impressione body count che coinvolge adulti, bambini e soprattutto amici… ma non c’è niente da fare, le introspezioni si limitano a uno stupidissimo “devo credere in me stesso” che nasce da pippe mentali lunghe solitamente metà episodio. Naturale quindi che, ripetendo questo meccanismo per tutti i protagonisti senza variare più di tanto la materia trattata, la noia emerga già all’inizio.

 

Il resto, certo, avrebbe potuto essere una grande tamarrata, lo spunto in fondo è molto suggestivo: ambientazione medievale con alcuni accenni steampunk nell’uso di certa tecnologia; giganti impressionanti tanto nelle altezze schiaccianti quanto nelle figure così inquietanti e distanti dal tratto utilizzato per il chara degli altri personaggi; una trama anche ambiziosa, che si sposta nello spazio e nel tempo per offrire più punti di vista sulle stesse situazioni e che non si tira indietro nel togliere brutalmente di mezzo tanti personaggi; una guerra continua, una scena di battaglia dietro l’altra dove la fatica e la disperazione ben emergono a causa dell’impotenza contro la supremazia fisica del nemico. Sono aspetti che Araki saprebbe gestire con gusto e abilità, al di là delle sue carrellate virtuosistiche e dei movimenti ultradinamici di camera è interessante per esempio l’uso dei frame stoppati per dare un maggior senso di caos e velocità, sinonimo quindi di ottima gestione di mezzi per offrire anche qualcosa di nuovo. Ma con una sceneggiatura così povera e che tenta invece di essere così raffinata, una mano che non sa narrare nemmeno i momenti più naturali o comunque alla base di una vicenda (la gestione del lutto da parte di Erin è traballante, il tratto mascolino e introverso di Mikasa è spesso ridicolo, l’ingenuità di Armin è imbarazzante) è chiaro non ci sia alcuna abilità per poter soffermarsi sui dilemmi filosofici dell’essere umano, né avere l’arguzia per evitarli del tutto e favorire la componente action che, a dirla tutta, rimane sempre e comunque il motore di quella che dovrebbe essere una storia per ragazzi.

A poco servono infine il bel chara di Kyogi Asano, a metà tra il serioso e la canzonatura parodistica, con uno spesso tratto nero a marcare la fisionomia dei personaggi, e le musiche epicheggianti di Hiroyuki Sawano, tutto svanisce di fronte a un errore di base, forse quello di voler trasformare uno shonen sciocchino ma di grande impatto in una storia più matura e di spessore, ma alla fine abbiamo a che fare soltanto con l’ennesima produzione altisonante fine a se stessa.

Voto: 4 su 10

SEQUEL
L'attacco dei Giganti Il Film: Parte I - L'arco e la freccia cremisi (2014; film)
L'attacco dei Giganti Il Film: Parte II - Le ali della libertà (2015; film)
Attack on Titan: Ilse's Journal (2013; OVA)
L'attacco dei giganti II (2016; TV)

19 commenti:

Anonimo ha detto...

un manga abbastanza mediocre per giovincelli che si fa passare piu' maturo di quello che eh, adesso divenuto un'anime osannato dai piu' come il capolavoro d'eccellenza dell'animazione giapponese, senza nemmeno che si so visti i Veri capolavori. E chi so questi?! ragazzi sui meno e poco piu' di 20 anni e che se gli dici che altro hanno visto/letto oltre il suddetto titolo cè da farsi un facepalm dalle loro risposte.
L'anime sorpassa il manga almeno per la figaggine dei scontri e per l'animazione ma poi il nulla a partire dai personaggi totalmente monodimensionali, Eren ad'esempio sembra Naruto fatto anche peggio.
Spero propio che l'autore se lo godi pienamente il successo del suo coso.

Tomino ha la mia stima e continua ad'averla.

Anonimo ha detto...

Sono d'accordo che non sia un capolavoro, ma un 6 gliel'avrei dato perché con un buon mix di azione, horror e colpi di scena intrattiene ed appassiona.

Simone Corà ha detto...

Anonimi, perché non vi firmate? :)

1) Niente da aggiungere, dici solo cose giuste, e Tomino avrà sempre la nostra stima incondizionata.

2) Per me è il perfetto esempio di quanto in basso stia sempre più cadendo la Production I.G, troppo concentrata nel far contento il pubblico più vasto possibile e del tutto disinteressata a un minimo di qualità.

Godzilla86 ha detto...

ero l'anonimo n°1, piacere :)

Simone Corà ha detto...

Oh, così è meglio, no? :)

Jean Jacques ha detto...

Non sono così drastico. Anime abbastanza mediocre, ma comunque tecnicamente eccelso. Lo script inciampa su sé stesso fin da subito ma resta su una flebile linea di decenza che non fa diventare tutta l'operazione una schifezza.
C'è di meglio, ma come svago tecnologico ci può stare.

frizio ha detto...

vabbè,scusate se entro in scivolata ma qua avete cacato fuori dal vaso.
4????allora dategli 2 come a Dracula se proprio vi da fastidio che un prodotto che non vi piace abbia così tanto successo.
Mi sembra lo stesso discorso del 6 di evangelion,stroncato perchè "piace a troppe persone",come se tutto ciò che piace a molti debbà esser x forza un cattivo prodotto e i "molti" sono fan imbecilli che non capiscono niente,i cosiddetti "bimbominkia".
Dare 4 vuol dire che è una schifezza...non mi pare che questi 25 episodi facciano schifo!
Parliamo della produzione:musiche stupende,specialmente le sigle.
Il chara è fenomenale,mantiene certi tratti tipici del disegno sporco e allucinato dell'autore ma è tutto + ordinato,per me un ottimo compromesso.
Riguardo la regia e l'animazione che dire...non so proprio che dire....4???
Non sono molto aggiornato sulle attuali produzioni ma non mi pare che le animazioni di questa serie siano da 4,le scene di battaglia(e sono tante) sono dannatamente dinamiche,fluide e spettacolari!!
E poi la storia,perchè se non è bella la storia tutto il resto ha poco senso.
Magari ci avete trovate influenze,citazioni,robe già viste chissà quante volte(ma trovatemi qualcosa al giorno d'oggi veramente originale)ma la storia è AVVINCENTE!
Mi piace perchè parte in quarta,già dal primo episodio succede di tutto e sempre così x 25 episodi.
Non solo,a fine episodio accade sempre qualcosa che ti spinge a vedere il successivo.
Io la serie l'ho divorata e conclusa questa ho ripreso il manga per arrivare al punto attuale in Giapppone.
C'è suspense,ci sono incognite continue(e ad altre viene data risposta),si vede che la storia è stata scritta prima dato che ancora non ho trovato incongreunze,specialmente andando avanti col manga.
Ci tenevo a dirvelo perchè le vostre recensioni son sempre state "giuste",piacendomi o non piacendomi il soggetto recensito,ma questo 4 non ha veramente senso.

Simone Corà ha detto...

Di tutto quello che scrivi trovi risposta nella recensione: musiche, disegni, regia e idee sono piaciute molto anche a me, ma è la narrazione a non funzionare, e questo per me è difetto gravissimo.
Chiaro che a un pubblico più giovane interessa meno, ma qui c'erano grandi spazi per muoversi in maniera più matura e intelligente: purtroppo Araki e Production I.G. hanno preferito la strada più semplice, ovvero un accumulo di puntate noiose che vertono su temi noiosi innescati da riflessioni noiose di personaggi noiosi.
Se ci fosse stata solo azione penso l'avrei adorato...

Jacopo Mistè ha detto...

Io la serie non l'ho vista, ma da come mi sono informato in giro si tratta di una trasposizione fedele al 100% al manga omonimo. Tutti quei difetti, insomma, sono da imputare all'autore originale, non ad Araki, Production I.G e compagnia cantante.

Martin Eden ha detto...

Concordo con Corà, specialmente su questa frase: narrazione noiosa. Meraviglioso il setting iniziale, ottima l'idea di rifare un La Notte dei Morti Viventi e Distretto 13 in salsa fantasy con i giganti e le parti d'azione sono davvero ben fatte. Vista l'opening iniziale mi ero gasato, per non parlare dei due ottimi primi episodi...dopo, appunto i primi episodi il castello di carte cade velocemente. Dialoghi di una piattezza allucinante, onestamente molti shonen Jump per ragazzi (come One Piece e Naruto per intenderci) hanno dialoghi e trattano temi seri con maggiore profondità. L'Attacco dei giganti maschera la sua superficialità con un'ambientazione dark-emo, ovviamente all'inizio si viene ingannati da questo look per "adulti", ma bastano i tre personaggi prinicipali a far rivedere il proprio giudizio.


Non sono mai sviluppati o caratterizzati con verosomiglianza, come se fossero delle macchiette su uno sfondo meraviglioso ma privo di consistenza. Ci sono tanti (troppi) personaggi, molti vengono uccisi senza pietà, ma cavolo non sono riuscito ad affezionarmi nemmeno ad uno di essi. In un anime che fa della carneficina e della drammaticià il suo punto di forza, sinceramente non è un bene dimenticarli subito come sono comparsi. La trama ha l'odioso sistema alla Lost (ripreso da X Files, solo gestito meglio in quest'ultimo) del "vi stupisco con tanti misteri, aggiungo sempre più carne al fuoco e vi stupisco con effetti speciali alla fine", solo che c'è una possibilitù che questi effetti speciali non vengano mai svelati, peggio che sia tutto fumo negli occhi.

Troppo di tutto, quest'unica frase descrive l'Attacco dei giganti. Vuole essere un kolossal, vuole essere un'indagine sulla parte più schifosa dell'essere umano, vuole far riflettere su temi scottanti e per finire vuole divertire con l'azione più sfrenata. L'autore non riesce a far coincidere tutte queste ambizioni nella sua opera. Diverte, ma lo si dimentica sei minuti dopo la fine. Spero che migliori nella seconda serie.


Ci sono potenzialità infinite con l'ambientazione, perfino il setting politico e sociale sarebbe interessante poterli vedere sempre di più. Un peccato, davvero un peccato a mio parere sprecare tante qualità per un plot non all'altezza.

Sinceramente pochi incroci seinen-shonen sono venuti bene, ammetto che di solito storco sempre il naso a questo incrocio bizzaro. Sarà per questo che prediligo di più un'opera come One Piece, sinceramente a mio parere ha l'onestà intellettuale di essere uno shonen duro e puro, senza voler essere di più o aspirare ad essere un'opera radical chic o fighetta.

Simone Corà ha detto...

@ Jacopo: lo so bene, ma proprio in virtù della trasposizione sono difetti da imputare alla produzione animata, perché Araki & Co avrebbero potuto asciugare, snellire e coinvolgere molto di più pur rimanendo fedeli al 100%, perché, pur non avendo letto il fumetto, immagino che i dialoghi non siano uguali dal primo all'ultimo, così come il ritmo impostato dai 24 minuti televisivi sia diverso dai capitoli del manga. Pertanto, l'anime è estremamente noioso, come dice anche Martin qui sopra, magari il fumetto lo è di meno perché, a parità di storia, o forse ancora di più, sacrificati e leggilo e poi dimmi :)

@ Martin: quoto tutto, non posso che essere d'accordo :)

Jacopo Mistè ha detto...

È inutile che io parli di un anime che non ho visto.
Ma, di solito, le trasposizioni di manga iperfamosi sono al 99% sempre fedelissime fino allo sfinimento.

Masi80 ha detto...

Leggendo questa recensione si avverte netta la volontà dell'autore di voler stroncare l'anime prima ancora di vederlo; se fossi stato più furbo e avessi messo un 6, forse, saresti stato più credibile.

Al di là delle menate sui problemi narrativi sembra evidente che l'unico criterio di giudizio utilizzato in questo articolo sia snobare un anime colpevole di avere successo.

Peraltro ci sono molti esempi di capolavori dell'animazione con problemi narrativi, regie lente o dialoghi pedanti: ma non credo che qualcuno giudicherebbe, per questi motivi, da 4 una serie come Turn "A" Gundam (per citarne uno a caso...).

Simone Corà ha detto...

Ma, scusa, che discorso è?
Menate sui problemi narrativi? Parlare male perché ha successo? Regie lente e dialoghi pedanti?

L'attacco dei giganti è narrativamente noioso, noiosissimo, a livelli per me insopportabili: la lentezza è colpa di una pessima sceneggiatura (e di una pessima storia prima ancora) e di una serie di personaggi a cui io, si parla sempre soggettivamente eh, non sono stato in grado di affezionarmi perché odiosi, pieni di cliché, settorizzati unicamente su un pubblico giovanile (nel quale ahimè non rientro più da parecchi anni).

Per dirti, il live action, pur con i suoi enormi difetti, mi è anche piaciuto, e aspetto la seconda parte con molta curiosità, perché mette da parte questi aspetti per focalizzarsi sulle cose importanti, e cioè i giganti e le mazzate, con un'atmosfera horror che anime e manga si sognano.

Ma poi dove c'è la regia lenta? Araki è un virtuoso e a me la sua tecnica piace moltissimo, solo che dopo Death Note ha diretto solo merda, perché è ben remunerata (e chiamalo scemo).

Poi, boh, non so cosa c'entri Turn A che è splendido, ma se parli di regie lente e tonnellate di dialoghi meglio tirare in ballo le cose più toste di Takahashi, tipo Gasaraki, Flag, Intrigue in the Bakumatsu, opere in cui io sguazzo molto felice.

Masi80 ha detto...

Shinjeki è uno shonen che Isayama ha iniziato a pubblicare all'età di 23 anni; ora non so quali aspettative tu avessi, ma in genere nessuno si aspetta, con queste premesse, un manga che sforni chissà quali profondità e complessità dei personaggi.
I punti di forza di Shinjeki sono altri e andrebbero, secondo me, parametrati al genere di riferimento

A ogni modo non contesto, ovviamente, i tuoi gusti su Shinjeki, quello che contesto è il voto; puoi schifare letteralmente la narrazione, ma non puoi non tenere conto di tutto il resto, che a mio parere, e in parte anche tuo, è valido. In sostanza vedere Shinjeki voto 4 e Saint Seiya - Soul of Gold 4,5 fa pensare che ci sia un pò di prevenzione, no?

Jacopo Mistè ha detto...

Ma anche no, visto che Soul of Gold è pura merda rispetto agli altri Saint Seiya che sono fatti bene, mi piacciono e ho premiato pure con voti alti per il loro genere di riferimento (almeno, parlando della serie storica, di vari film e della prima serie OVA di Hades). Nel caso specifico, se per te stroncare un pattume animato da schifo e con personaggi-macchietta è essere prevenuto, allora sono proprio felice di esserlo.

PS Ovviamente, come sempre, ricordo che io ho i miei criteri di valutazione e il Corà i suoi, non è che se uno firma col proprio nome una rece allora significa che anche l'altro è d'accordo con la sua valutazione. Se vuoi rinfacciargli altri scritti, fa che siano quelli suoi.

Simone Corà ha detto...

Ma infatti, i punti di forza sono i giganti, solo che non vengono sfruttati.

Ripeto che hanno tratto un live action valido dalla stessa storia, reinventando leggermente (leggermente!) storia e atmosfera, l'anime segue il manga tale e quale e si contorce dietro flashback e punti di vista e riflessioni che distruggono l'azione e la potenza che in fondo avrebbe la storia.

Se tu mi dici che è uno shonen e quindi va bene che sia rapido e semplicistico, okay, ma io non trovo niente di tutto questo nella struttura narrativa, che è involuta, pesante e in generale poco piacevole da seguire, e questo è un fattore negativo che ha per me valore oggettivo.

Continuo a non capire questa cosa della prevenzione, però.

Masi80 ha detto...

no jacopo hai capito male: è proprio perchè soul gold è pattume che mi stupisce prenda mezzo voto in più di Shinjeki, tutto qui, non era per rinfacciare niente a nessuno, ci mancherebbe.

Cristian Maritano ha detto...

Adoro i pareri che vanno controcorrente....;)

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