lunedì 8 aprile 2013

Recensione: Mawaru-Penguindrum

MAWARU-PENGUINDRUM
Titolo originale: Mawaru-Penguindrum
Regia: Kunihiko Ikuhara
Soggetto: ikuni chowder (Kunihiko Ikuhara)
Sceneggiatura: Kunihiko Ikuhara, Takayo Ikami
Character Design: Lily Hoshino (originale),Terumi Nishii
Musiche: Yukari Hashimoto
Studio: Brain's Base
Formato: serie televisiva di 24 episodi (durata ep. 24 min. circa)
Anno di trasmissione: 2011
Disponibilità: edizione italiana in dvd & blu-ray a cura di Dynit


Sarebbe più facile scrivere un'analisi piuttosto che una recensione di Mawaru-Penguindrum, ultima fatica di un Kunihiko Ikuhara a digiuno dall'animazione da ben quattordici anni dalla sua ultima fatica televisiva (La rivoluzione di Utena), tempo speso in progetti cartacei/musicali senza più imprimere sul mezzo animato la sua visione metaforica del mondo. Ha modo di tornare a farlo nel 2011, con una nuova serie tv interamente scritta e diretta, un altro monumento all'ermetismo capace di spaccare le platee tra chi apprezza l'originalità del suo modo di raccontare storie e chi, invece, condanna l'assenza di messaggi ben definiti. Mawaru-Penguindrum è la storia di tre fratelli, Shouma, Kanba e Himari. Nell'episodio introduttivo i primi due assistono imponenti alla morte della sorella per colpa di una malattia incurabile. A un certo punto, compiendo un vero e proprio miracolo, la ragazza torna in vita: il corpo è preso in possesso dalla Principessa del Cristallo, che in cambio del suo mantenimento impone ai ragazzi di recuperare il misterioso, indefinito Penguindrum. Identificatolo nel diario tenuto da una ragazza chiamata Ringo Oginome, i due cercano di convincerla a lasciarglielo, finendo presto a contenderlo con altri misteriosi individui a lui interessati, cercando nel contempo di scoprire cos'è davvero il Penguindrum e qual è il modo di salvare in modo definitivo l'adorata Himari.

Un soggetto che non posso che riportare in forma basica, come semplice punto di partenza di una vicenda estremamente articolata e oscura, dove tutti gli elementi di un numeroso cast si ritrovano ad agire, nei riguardi dei due protagonisti, per cambiare il proprio destino attraverso i poteri del diario. Il Fato è il tema portante della storia, visto come i fili rossi della vita delle persone che si intersecano tra di loro come le linee della metropolitana (richiamata anche da riferimenti iconici, come l'eyecatch), con conseguenze capaci di colpire anche più generazioni. Servono però più chiavi per distriscare il bandolo della matassa e scoprire i messaggi che vuole dare l'autore. Le poche che fornisce, nitide, sono due, legate alla Mela, simbolo fisico e immaginario legato al sentimento dell'amore, e due individui/entità, Sanetoshi e Momoko, che probabilmente - a meno di future smentite: tutto rimane nei limiti dell'interpretazione - rappresentano gli stati di accettazione del destino da parte dell'uomo. Gli altri codici vanno cercati altrove, in quel comparto metaforico che, nonostante l'iniziale, credibile ambientazione della vicenda (una realistica città di Tokyo, non più istituti scolastici in mondo da sogno), diventa gradualmente protagonista fino a trasformare l'opera, come Utena, in una fiaba carica di simbolismi da decifrare, con un finale nuovamente del tutto enigmatico: ancora una volta, inevitabilmente, lo stimolo maggiore alla visione deriva dalla gratificazione di dare un senso alle allegorie di Ikuhara. Non solo sequenze bizzarre e di nonsense che simbolicamente raffigurano processi mentali o azioni, non solo dialoghi apparentemente detti a caso che invece hanno finalità ben precise nel contribuire all'esegesi (ragione per cui Penguindrum, come Utena, si presta meravigliosamente a più e più visioni per comporre sempre più tessere del mosaico), ma anche arte concettuale, che esprime idee e concetti con trovate sceniche o grafiche (passanti e persone ininfluenti alla trama rappresentati come semplici sagome, bambini abbandonati dalla società visti come vittime di un gigantesco tritacarne, etc). Appartengono - forse - a questa categoria anche i celebri, misteriosi pinguini che accompagnano i tre ragazzi e che solo loro riescono a vedere, sorta di avatar a forma animale che compiono buffe azioni in linea con le personalità dei "padroni", il cui senso fino alla fine non viene mai rivelato accrescendo ancora di più i  mille misteri della serie.

 

Il numero davvero eccessivo di punti interrogativi è al contempo stesso massimo pregio/difetto della serie, che, giocata sullo sciorinamento appassionato di domande e risposte che danno adito a nuove domande, giunge al suo apice lasciandone dietro troppe irrisolte. Padrone totale dei meccanismi della suspance, Kunihiko Ikuhara è abilissimo a coltivarla bombardando lo spettatore di colpi di scena ed enigmi, rispondendo loro presto o tardi  ma anche raddoppiandoli di numero, suggerendo ipotesi che vengono sadicamente disattese stupendo di volta in volta e convincendo avidamente a proseguire la visione. Un'opera maestrale di tensione narrativa e cliffhanger, favorita molto anche dall'intrigante stile di racconto centellinato da centinaia di mini-flashback che spezzettano continuamente gli eventi temporali, intervallati a episodi di pura analessi. Un meccanismo riuscito che catalizza in modo supremo l'attenzione ma che ha senso solo fino a un certo punto, ossia fino a quando è coerente con se stesso. Nel momento in cui la trama avanza clamorosamente facendo rimanere oscuri fin troppi interrogativi il gioco non vale più perfettamente la candela, anzi inizia lentamente a soffiarci sopra. Troppe puntate spese su sottotrame che non meritano tutto quello spazio (i primi dieci episodi sull'opera di stalking di Ringo ai danni del professor Tabuki) e che vanno a discapito della caratterizzazione dell'intreccio principale (il modo fulmineo in cui rivela la "fonte di guadagno" di Kanba per curare la sorella, la sua soluzione per salvarla, il poco approfondito Child Broiler, etc).

In compenso, almeno, la storia si chiude in modo estremamente soddisfacente. Nonostante una prima metà di serie abbondante dove l'umorismo più nonsense e demenziale la fa da padrone, focalizzato sopratutto a dipingere il protagonista principale Shoma, il suo rapporto con Ringo e le buffissime gag dei pinguini, il suo prosieguo sposta le atmosfere nel versante drammatico (volendo soprassedere su tutte quelle contaminazioni fantastiche puramente metaforiche) e filosofico, raccontando di responsabilità dei genitori che cadono sui figli, violenza domestica, morte, terrorismo, ma anche modo di approcciarsi alla vita e amore inquadrato nel senso del sacrificio e dell'immolazione, chiari richiami a Una notte sul treno della via lattea, racconto per l'infanzia di Kenji Miyazawa (citato anche nell'ultimo episodio) impresso nell'immaginario collettivo giapponese che Mawaru-Penguindrum tenta di aggiornare. Un'opera matura, insomma, che dietro il substrato di simbolismi nasconde una storia dai temi chiaramente adulti, e che proprio per la difficoltà di smascherarli necessita di una visione attenta e riflessiva, di quelle dove si fanno mille congetture per dare senso alle visioni pena il non capirci assolutamente nulla.


Un tale monumento alla potenza espressiva dell'animazione che viene quasi da trascurare la cura assoluta posta nella confezione dell'opera, tra due ritmate e ipnotiche opening, una soundtrack solenne (e che talvolta usufruisce anche di cori), disegni nitidi e accattivanti, ottime animazioni e un grandissimo contributo registico da parte di Ikuhara, che consegna alla Storia dell'animazione diverse sequenze estremamente visionarie e spettacolari. Completa il giro un'ottima prova interpretativa da parte dei seiyuu giapponesi, replicata nell'edizione italiana da un grandioso doppiaggio, davvero ottimo, con voci azzeccatissime molto somiglianti a quelle originali. Non posso che consigliare caldamente la visione di un'opera che, in un 2011 una volta tanto realmente memorabile dal punto di vista dell'animazione, trova in Mawaru-Penguindrum l'esponente più brillante, nonostante una facciata ermetica che in più riprese fa domandare allo spettatore cosa stia guardando. Se avrà lungimiranza, prestandosi al gioco di un regista che gli chiede espressamente di dare libero spazio a congetture per poi puntualmente smentirle, trova nel suo lavoro una nuova gemma. Di quelle che fanno sperare che Ikuhara non aspetti altri quindici anni prima di lavorare di nuovo su una serie tv.

Voto: 8,5 su 10

11 commenti:

Carmine Marzano ha detto...

Il mio voto al momento oscillerebbe tra un 7 ed un 8 (tutto dipende dalla seconda visione cosa sarà in grado di darmi in più).

Il problema di quest'anime , è che è per pochi eletti e basta. Ci sono troppi simbolismi, alcuni interpretabili, altri no e in alcuni momenti, sembra che il regista si chiuda in un ermetismo autocompiaciuto. Il tutto sta nell'interpretare i simbolismi (almeno quelli primari), perchè altrimenti non ti godi per niente l'anime.

Fondamentalmente le prime 10 puntate con Ringo potevano essere ridotte di molto (almeno 4-5 episodi potevano essere eliminati o sensibilmente accorciati, oppure utilizzati per rendere la storia un pò più chiara in certi punti).
Il finale ...pensavo fosse un obrobrio ed invece, diciamo che alle cose di fondamentale importanza, riesce a mettere una pezza. Quello che non digerisco di quest'opera sono :

- Le prime 10 puntate troppo altanelanti
- Troppi simbolismi, alcuni dei quali indecifrabili
- Molte situazioni lasciate in sospeso o totalmente ignorate (tipo Mario!!! Non si poteva approfondire la sua figura? Oppure lo stesso Sanetoshi!!!)

Comunque apprezzo la volontà dell'autore di fare un anime sperimentale e diverso dal mainstream giapponese (per questo non ha venduto molto).

Jacopo Mistè ha detto...

Oddio, che MP non abbbia venduto molto non ne sono così sicuro, o ci sono fonti ufficiali? Dico questo perchè già si parla di una nuova opera del regista...

Comunque alla fine concordo con ciò che dici, ma del resto l'interesse delle opere di Ikuhara dipende proprio dallo stile sperimentale con cui sono narrate. Togliere quello significherebbe togliere TANTISSIMO al loro carisma e senso. Concordo che le prime dieci puntate sono un po' sprecate, ma del resto MP trova UN SACCO di momenti di grande impatto e il finale, per quanto carico di simbolismi, dà un senso finale al tutto (del tipo che ci sono un sacco di interrogativi rimasti ma almeno il significato finale è abbastanza comprensibile e condivisibile). A me è piaciuto molto, anche se rimango affezionato ad Utena, forse perché è il primo. ;)

Carmine Marzano ha detto...

Su animeclick vidi i dati vendita di Mawaru Penguindrum, ed il vol 1 non ha raggiunto neanche le 7000 copie BD... ed usciva solo in tale formato.
I costi di produzione sono stati più che coperti, però non ha venduto quanto ci si aspettava (10.000 copie a vol.). E' un anime sperimentale e lontano dal mainstream nipponico, l'autore per portare avanti la sua idea se ne è altamente infischiato delle esigenze di mercato ed è così che un autore deve fare, tanto la nicchia che lo comprenderà, la troverà sempre.

Il finale al contrario di quel mi aspettavo, è più chiaro di quel che ci si potesse attendere, pensavo che ne venisse fuori una schifezza ed invece...bene o male i punti salienti, sono stati spiegati.

Jacopo Mistè ha detto...

Ho per sbaglio cancellato il commento di un anonimo che chiedeva cosa ne verrebbe fuori da un Gundam diretto da Ikuhara XD Beh, sicuramente qualcosa di più decente di un AGE/Origin qualsiasi, a mio parere. La saga ha un dannato bisogno di idee nuove, piuttosto che poltiglia come AGE mi va bene anche una serie allegorica XD

Comunque ok Kabutomaru, prendo atto della cosa. Bisogna comunque dire che probabilmente una produzione così sperimentale avrà avuto di certo un punto di pareggio ben più basso di quello di un'altra qualsiasi serie, e se hanno affidato al regista un'altro anime significa che ha almeno soddisfatto le aspettative...

Vecchio ha detto...

Al momento sono fermo alla 7a puntata e non mi sta prendendo, rispetto a Utena (non il film!) si lascia andare troppo da questi fantomatici simbolismi, o da trovate indecifrabili. Ma nonostante tutto tengo ancora botta, perché comunque mi fido di Iku, sono ancora convinto che come narratore sia molto efficace.

Jacopo Mistè ha detto...

Eh, effettivamente quanto a simbolismi e allegorie riesce a superare Utena di diverse grandezza, lasciando più di lei aperti un sacco di interrogativi. Nonostante questo, a mio parere, il gioco regge bene :)

Carmine Marzano ha detto...

@ Vecchio

Vai avanti, le prime 10 puntate in effetti sono veramente un pò eccessive ed ammazzano la narrazione a mio avviso, per me il tutto poteva essere ridotto ad un 6 puntate le prime 10...

Sono Sublime ma non subliminale ha detto...

Dispiace leggere recensioni incentrate sulle vendite e non sul reale valore dell'anime. A volte sarebbe il caso di parlare solo se in grado di pubblicare o scrivere opere così complesse. Alla fin fine è notevole quanto espresso dall'anime: spensierato o quasi fino a metà serie poi si dirige verso toni drammatici ed un finale evocativo. Questo anime è un capolavoro e chi non lo capisce è fan di pino scotto.

Tsukun ha detto...

Mawaru Penguindrum è uno di quegli anime che più passa il tempo e più ti rimane dentro. Dettagli che riaffiorano, punti che finalmente diventano chiari, punti che inspiegabilmente tornano oscuri. Un'elogio dialettico all'essenza dell'animo umano, raccontata in un modo che non può non stupire.
Sono propenso a credere che chi non apprezzi quest'opera, semplicemente non l'abbia compresa appieno. Lo dico con cognizione di causa dal momento che io stesso non l'ho capita a dovere all'inizio. Vederlo una sola volta non è sufficiente, specie se non lo si comincia prestandogli la dovuta attenzione ad ogni singola scena. Anche per me il voto è un 8,5 pieno.

Jacopo Mistè ha detto...

Concordo.
Le opere di Ikuhara non sono assolutamente per tutti, è ridicolo chi non ha dimestichezza con ermetismo e simbolismi si metta a guardarlo e giudicarlo con una stroncatura, è come definire mediocre un film splatter perchè è violento.

Sam ha detto...

A me non è piaciuto , troppo indeciso nel passare dal serio al ridicolo e viceversa, creando un prodotto che o lo si ama, o lo si detesta ( e a giudicare dalle vendite in jap direi la seconda).
Mi piaceva di più Utena, meno pretenzioso e che quindi evita di pisciare fuori dal vaso.
Recentemente sono venuto a sapere che Ikuhara lavorò alla misconosciuta serie di kujira no Josephina ( ovvero in nostrano la Balena Giuseppina).
Questa serie , secondo me , è alla base della poetica visionaria di Ikuahara e basta guardarla per capirlo.
Praticamente, anche se in maniera veramente trash , c'è molto del futuro stile di Ikuhara, e la sparo grossa, pure dell' Evangelion di Anno.
Guardatelo e poi ditemi.

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