lunedì 14 gennaio 2013

Recensione: Black★Rock Shooter

BLACKROCK SHOOTER
Titolo originale: BlackRock Shooter
Regia: Shinobu Yoshioka
Soggetto & sceneggiatura: Mari Okada
Character Design: huke (originale), Yusuke Yoshigaki
Musiche: Eiji Mori
Studio: Ordet, SANZIGEN Animation Studio
Formato: serie televisiva di 8 episodi (durata ep. 24 min. circa)
Anno di trasmissione: 2012
Disponibilità: edizione italiana in DVD & Blu-ray a cura di Dynit


All’inizio Black★Rock Shooter è solo un’illustrazione a cura dell’artista huke, che ritrae una misteriosa ragazza in nero e dagli occhi azzurri. Poi ci sono i Supercell, band j-pop guidata dal compositore Ryo, che proprio all’immagine di Huke si ispira per una canzone. I due artisti uniscono allora le forze per la creazione di un video musicale, che diventa trampolino di lancio per artbook e action figure oltre a illuminare lo studio Ordet e il regista Shinobu Yoshioka: ne nasce un OAV di 50 minuti che racconta dell’amicizia tra due ragazze, dei loro problemi e delle emozioni contrastanti che si danno letteralmente battaglia in una sorta di simbolica dimensione parallela. Successivamente vengono prodotti un videogioco e un manga, ormai prassi per molti franchise nipponici di successo, mentre a febbraio 2012 studio Ordet e Yoshioka ritornano nuovamente nell’universo di BlackRock Shooter per realizzare, stavolta, una serie tv di 8 episodi. Via ogni riferimento al precedente OAV, si riparte da zero con una nuova storia, una nuova sceneggiatrice (mica una qualsiasi, Mari Okada, ben nota, nel 2006 e 2008, per i suoi lavori Red Garden e Toradora!) e, soprattutto, un guest director d’eccezione, Hiroyuki Imaishi, alle prese con la direzione della computer grafica. Ed è proprio sotto questo aspetto che Black Rock Shooter diventa qualcosa di mai vista primo d’ora.

Scenari desolanti, atmosfere post-apocalittiche, devastazioni nucleari, rovine incomprensibili, tecnologie non-umane, su questi ambienti Imaishi fa muovere BlackRock Shooter, enigmatica e silenziosa ragazzina armata di un’enorme mitragliatrice, impegnata a combattere, di volta in volta, contro altre ragazze armate sino ai denti con pistole gigantesche, complesse armature, catene chilometriche e colossali ragni meccanizzati. L’anime inizia con un vertiginoso piano-sequenza, e i tecnicismi registici che si susseguono danno vita a scene potentissime e visionarie, dove queste incomprensibili combattenti si fronteggiano mitragliandosi con gatling sempre più grosse e trasformabili (Gurren Lagann docet), mentre eserciti di corpi marciano marziali, mentre gli sfondi si frantumano e si riassemblano come un ciclopico cubo di Rubik, mentre i colori fortissimi e stravaganti variano dal verde al blu al rosso. Visivamente, abbiamo a che fare con qualcosa di realmente incredibile, in tutta sincerità non credo che in animazione si siano mai raggiunti simili traguardi nella gestione registica, qui siamo davvero oltre la mera spettacolarità di una scena d’azione, siamo oltre l’abbondanza grafica che può garantire il budget destinato a un film cinematografico, siamo oltre l’uso della CG per velocizzare i lavori, siamo invece di fronte a qualcosa di nuovo, a un’energia straordinaria, a un’abilità tecnica fuori dal comune. Imaishi crea un nuovo standard, inutile girarci attorno.


Ma BlackRock Shooter non è solo Imaishi, in fondo le parti in CG da lui dirette occupano pochi minuti nel complessivo della serie. La storia della Okada racconta principalmente di due adolescenti delle scuole medie, Mato Kuroi e Yomi Takanashi, della loro amicizia e del rapporto con alcune compagne di classe, il tutto però filtrato attraverso le paure, le insicurezze, i disagi dovuti alla loro età, le cosiddette paranoie mentali che trasformano in tragedia ciò che magari non è niente di grave, alterando e distorcendo emozioni e sentimenti. Okada caratterizza bene i personaggi, li dota di un buon bagaglio di informazioni utili a giustificare i loro comportamenti e infilza spesso e volentieri lo spettatori con momenti di bullismo verbale piuttosto feroci. Ne esce quindi una storia forse a tratti forzata ma di grande impatto nella ricerca di un realismo profondo e attento, che non si ferma al sentimento di superficie ma che scava per capire, scoprire cosa ci sia dietro, quale sia il motivo che porta alle incomprensioni, ai sospetti, ai malintesi, ai litigi, all’odio.

E sicuro fascino viene dato dal legame con la dimensione parallela, non più un qualche specchio simbolico delle turbolenze adolescenziali, ma un vero e proprio scenario fantascientifico dove le stesse protagoniste sono, o saranno, in gioco, accompagnate da un ottimo crescendo musicale, a partire dalla sigla (proprio il brano dei Supercell ispirato all’immagine originaria di huke), che rafforza di malinconica energia le scelte intraprese dalle ragazze con quel piglio sofferto, anche doloroso, che in fondo tutti abbiamo provato quando avevamo tredici anni.

Voto: 8 su 10

5 commenti:

Antonio Monteleone ha detto...

Interessante e non sembra difficile da recuperare in 8 puntate... Grazie per le informazioni!

Cybsix ha detto...

Infatti, la brevità è un fattore assai positivo, la trama viene sviluppata in tutto quel che ha da dire senza lungaggini, annacquamenti e quant'altro. :)

Simone Corà ha detto...

Ho risposto io là sopra, ho sbagliato account ;)

Acalia Fenders ha detto...

Era da un po' che volevo informarmi su cosa fosse esattamente e devo dire che mi hai convinta. Me lo procuro! ^^

Simone Corà ha detto...

Brava! :)

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