giovedì 30 settembre 2010

Recensione: Venus Wars

VENUS WARS
Titolo originale: Venus Senki
Regia: Yoshikazu Yasuhiko
Soggetto: (basato sul fumetto originale di Yoshikazu Yasuhiko)
Sceneggiatura: Yoshikazu Yasuhiko, Yuuichi Sasamoto
Character Design: Yoshikazu Yasuhiko
Mechanical Design: Makoto Kobayashi, Hirotoshi Yokoyama
Musiche: Joe Hisaishi
Studio: Triangle Staff, Kugatsusha
Formato: lungometraggio cinematografico (durata 103 min. circa)
Anno di uscita: 1989
Disponibilità: edizione italiana in DVD & Blu-ray a cura di Yamato Video



Nell'anno 2003, il pianeta Venere, colpito da un asteroide, subisce grandi sconvolgimenti naturali che cambiano profondamente la sua geografia e la sua composizione, tanto che ottant'anni dopo la razza umana l'ha già colonizzato e terraformato, rendendolo pienamente abitabile. La guerra, virus dell'umanità, però non lo risparmia: nel 2089 scoppia un conflitto mondiale tra le due superpotenze continentali che si contendono il pianeta, coinvolgendo tutta la popolazione venusiana, tra cui il motociclista Hiroki Senoo e i suoi amici, costretti ad arruolarsi nei ranghi dell'esercito di  Aphrodia (in un'unità motorizzata d'assalto) per sopravvivere all'invasione di Ishtar...

Per quanto interrotto e perciò privo di un finale, Record of the Venus Wars rappresenta tutt'ora la più affermata e rappresentativa opera a fumetti di Yoshikazu Yasuhiko. Serializzato dal 1987 al 1990 sulla rivista Comic Nora, è un gran manga fantascientifico, intrigante non solo per i disegni di uno Yas al top assoluto del suo celebre tratto pittorico, ma anche per i suoi realistici toni adulti, che raccontano un conflitto armato vissuto, una volta tanto, non da un eroe che a bordo di un qualche robottone sarà risolutivo nel farlo cessare, ma da un protagonista che pilota semplici moto corazzate e che è una semplice pedina come tante nel conflitto, il cui unico interesse è sopravvivere e non fare la fine dei suoi compagni in armi. Nessun apparato epico: la guerra è una cosa seria ed è presentata nel suo malvagio realismo, è cruda e rende tutti gli uomini delle bestie ciniche, e il giovane teppistello Hiroki, anche se odia il mondo conformista e posato degli adulti e vuole sfuggirgli vivendo una vita sul filo del rasoio, partecipando alle violente e pericolose gare di Battlebike (lo sport distopico del pianeta, probabilmente ispirato al film del 1975 Rollerball), sarà costretto a diventare un uomo conoscendo la spaventosa crudeltà di poter essere ucciso da un giorno all'altro dai suoi simili che gli sparano addosso con proiettili o cannoni, quando la sua unità ingaggia duello con i carri armati di Ishtar. Palesemente influenzato nei suoi tratti dalla Guerra Fredda per quello che riguarda il setting politico e la sua cronistoria, Venus Wars è insomma una notevole space opera, cupa e drammatica, che ha anche l'originalità di trasformarsi in tutt'altro nel secondo e ultimo arco narrativo: in un thriller urbano ambientato temporalmente dopo la fine del conflitto, in cui uno dei soldati dello Stato vincitore dà inizio a una vendetta personale contro il comandante supremo che governa la nazione. Disponibile in Italia in una splendida edizione in 4 volumi targata Magic Press, Venus Wars è una lettura a cui difficilmente un appassionato di fantascienza e fumetto può sottrarsi. È invece evitabilissimo, quasi ai limiti dell'imperativo morale, l'ambiziosissimo lungometraggio animato scritto, supervisionato (checché ne dicano i credits, il regista "vero" sarebbe Sachiko Kamimura, ufficialmente uno dei due direttori dell'animazione1) e addirittura parzialmente animato a sue spese (sua è la Kugatsusha, uno dei due studi d'animazione assoldati2) di Yas, uscito l'11 marzo 1989, in piena serializzazione del fumetto e basato molto alla lontana sul primo arco narrativo dei primi 2 volumi. La ragione è che l'autore, tentando di celebrare la storia, non solo realizza un film mal riuscito, ma fornisce anche un poco raccomandabile biglietto da visita per il successivo recupero della fonte originale, che con la pellicola ha davvero ben poco da spartire per quello che riguarda lo sviluppo della storia.

Dai primi volumi, Kamimura pesca alcuni personaggi, ne elimina altri, ne inventa di nuovi e infine ci ricama sopra un intreccio inedito con pochissimi punti in contatto con l'originale. Unica raccomandazione di Yas: mantenere Hiroki l'eroe della vicenda e farlo combattere sulla motorbike. Tutto il resto si può cambiare quanto e come si vuole3. Risultato? Se si vede la pellicola dopo aver già letto il manga, lo schifo è tale da essere addirittura sorprendente, ma, anche nel caso inverso, l'opera è meno che che mediocre. La nuova vicenda inventata è senza logica, con quasi 3/4 di durata complessiva retti sull'accavallarsi di situazioni e dialoghi del tutto irrilevanti, che cercano di analizzare il conflitto da parte dei poveracci approfondendo la vita  privata di Hiroki, dei suoi amici biker e di altri personaggi a contatto con la guerra dalle retrovie, che, come semplici spettatori passivi, discutono di essa con amici e fidanzate. Peccato, appunto, che TUTTO abbia ZERO senso nell'economia della trama (insomma, lungaggini pure!), che ha luogo giusto quando il lungometraggio si riallaccia fedelmente al fumetto, ossia in quegli ultimi venti minuti finali in cui l'eroe, dopo essere entrato nella formazione Hound dell'esercito di Aphrodia, partecipa a una spettacolare battaglia. Basta.


I difetti di Venus Wars film sono pochi ma enormi: oltre all'inconsistenza di buona parte della sua sceneggiatura, priva di reale senso per i personaggi, gli spunti sociali e psicologici evocati e lasciati a sé stessi (esemplare in senso negativo il rapporto problematico di Hiroki con la sua fidanzata Margot "Maggy" Nakamoto), vale la pena citare anche la mole di attori davvero pessimi, che siano storici o inventati in animazione. Mi riferisco al generale di Ishtar Gerhard Donner, ridicolo villain/macchietta che sostituisce il Dungbarth Rado del manga (ma perchè?!), ma specialmente all'insopportabile Susan Sommers, svampita giornalista il cui ruolo dovrebbe essere quello di fornire un punto di vista "neutrale" sul conflitto (come il bel personaggio della diplomatica Helen McLucie su cui è ovviamente basata), ma che fin dalle primissime fasi fa decadere l'impianto realistico e crudo della vicenda, coi suoi tremendi lamenti e siparietti semi-comici in situazioni pericolose che mandano a donnine tutta la serietà generale. Che dire poi dei personaggi storici snaturati? I più eclatanti sono gli amici di Hiroki, teppistelli come lui e il cui scopo nel manga è di far risaltare la sua maturazione a contatto con la guerra  - stentano a riconoscerlo quando lo vedono cambiato dopo un periodo di battaglie in prima linea, i loro mondi ormai sono ben distanti e ormai impossibili da riconnettere. Nel film, invece, anche loro diventano militari perdendo ogni ragione di esistere.

Davvero discutibile, infine, la conclusione: velocissima, banale, per certi versi addirittura inaccettabile per gli assurdi, contraddittori cambiamenti operati all'originale (tra cui la vincita della fazione "opposta" a quella del fumetto). Improponibile per i fan dell'originale, il film potrebbe stregare giusto i maniaci della tecnica, quelli che a sentire il nome del noto compositore Joe Hisaishi (autore di una colonna sonora tipicamente piena di banali synth anni '80, insomma nulla di accostabile ai suoi capolavori per Hayao Miyazaki), a vedere le strabilianti animazioni (i principali direttori dell'animazione sono Toshihiro Kawamoto e Hirotoshi Sano, gli stessi del pazzesco Mobile Suit Gundam 0083 - Stardust Memory per intenderci) e ad ammirare i magnetici disegni dello stesso Yas, vanno in brodo di giuggiole. Da quel punto di vista, il lavoro riesce ad andare addirittura oltre, proponendo delle audacissime sperimentazioni grafiche (la sovrapposizione tra disegni a mano e veri inserti live, creati applicando rodovetri su veri fondali, usati un paio di volte per filmare alcune perlustrazioni in moto) che meritano applausi. Peccato che, a prescindere dalla fredda estetica, Venus Wars sia esageratamente lungo per quel che di minimale vuole dire, privo di un reale senso per buona parte della sua durata, scritto in maniera ridicola e grottesca e con un disegno psicologico generale davvero approssimativo. Rimane agli atti una piccola gemma di pura tecnica visiva che non riesce a mascherare uno dei peggiori script che si ricordino nei film d'animazione di quegli anni, e che si risolve, del tutto giustamente, in un ennesimo risultato deludente al botteghino, il terzo flop cinematografico di fila per Yas dopo Crusher Joe: The Movie (1983) e Arion (1986), tanto da convincerlo ad abbandonare definitivamente la carriera di regista di lungometraggi. A posteriori, non è stata proprio una brutta idea.


Come chiodo sulla bara per il pubblico italiota c'è da citare il doppiaggio nostrano operato da Yamato Video negli anni '90: sembra quasi si siano messi d'impegno per scegliere le voci più svogliate, gracchianti, irritanti e fuori personaggio di sempre, sbagliate dalla prima all'ultima, uno stupro sonoro con pochissimi precedenti nel mondo dell'adattamento italiano (pari solo, forse, a quello operato a Ken il guerriero: Il Film). A meno di amare le emorragie dall'orecchio, è fondamentale ascoltare il film con audio originale e sottotitoli, facilmente rintracciabili nei DVD/BD (sempre Yamato Video).

Voto: 4,5 su 10


FONTI
1 Mangazine n.12, Granata Press, 1992, pag. 73 - 74
2 Come sopra, a pag. 73
3 Vedere punto 1
4 Guido Tavassi, "Storia dell'animazione giapponese", Tunuè, 2012, pag. 205

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